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3. Le particelle modali nel ladino dolomitico

3.2. La particella pa nelle domande

particella, mentre nelle seconde questo non succede. La particella aggiunge diverse sfumature come sorpresa e disapprovazione da parte del parlante alle domande wh (cfr.

Hack 2011). Sembra che nelle domande sì/no con pa come (100), il parlante, dimostrando la sua disapprovazione, solleciti la risposta da parte del suo interlocutore;

infatti, l’informatore dà la traduzione “mangiamo, sì o no?”. Al contrario, in (101) il parlante pone la stessa domanda senza esprimere nessun tipo di atteggiamento.

Queste proprietà interpretative suggeriscono che, dal punto di vista sintattico, pa funga tipicamente da MP, come poi in italiano, particella con cui condivide l’etimo. Se seguiamo quest’ipotesi, pa si situa in IP e si sposta in ForceP a LF tramite spostamento nascosto (cfr. §1.3.2.1).

Dall’altro lato, la particella può avere una “connectiong function” (Hack 2014: 54), dove il parlante si riferisce a un contesto precedente, condiviso con l’interlocutore, che porta alla domanda contenente pa. Si consideri il contrasto tra i seguenti esempi in fodom34:

(102) Olà vas=to?

Dove vai-tu

“Dove vai?”

(103) Olà vas=to pa?

“Dove vai (adesso) (visto che è successo x)?” (Hack 2011: 65-66)

Sia (102) che (103) sono domande standard nel senso di Obenauer (2004) poiché il parlante richiede semplicemente un’informazione. Le due frasi si differenziano però in quanto in (103) “la particella stabilisce una relazione fra la domanda e il contesto precedente” (Hack 2011: 65). Questa funzione, quindi, è simile al valore temporale del suo etimo POS(T) piuttosto che al valore modale, visto che invece di esprimere la posteriorità temporale esprime una posteriorità logica.

34 L’autrice segnala inoltre che denn in tedesco ha una funzione simile (cfr. Bayer 2012).

3.2.2. Fassano

La varietà fassana occupa una posizione particolare tra le varietà ladine dolomitiche, poiché quando la particella appare nelle domande wh sembra in molti casi non avere nessuna funzione35:

(104) Che as=te pa fat?

Che hai-tu pa fatto

“Cosa hai fatto?”

(105) Che as=te fat? (Hack 2011: 67)

Da un lato, entrambe le frasi (104) e (105) sono grammaticali e di conseguenza la particella non possiede l’obbligatorietà. Dall’altro lato, l’interpretazione delle due frasi è identica, quindi la particella non ha valore modale. In Hack (2011) questo uso è chiamato “uso convenzionalizzato”.

Si noti che questa situazione è simile a quella in nòneso (v. §2.2.4), dove la particella pò appare nelle domande senza avere nessuna funzione. Le due varietà, tuttavia, si differenziano in quanto la particella pa in fassano può apparire nelle domande sì/no36:

(106) Rùeste pa doman?

Arrivi-tu pa domani

“Arrivi pa domani?”

(107) Rùeste doman? (Chiocchetti 2001: 21)

Nelle domande sì/no come (106) la particella comporta un’enfasi sulla domanda. Così, secondo Chiocchetti (2001: 21), in (106) l’elemento precedente di pa (“rùeste”) è sottolineato. Ciò vorrebbe dire che in domande sì/no la particella serve a marcare il focus e di conseguenza causa l’interpretazione modale come in altri tipi di frase.

Dal punto di vista sintattico, pa non può essere preceduta dagli avverbi alti37, come in frasi dichiarative:

35 Le sotto-varietà del fassano variano notevolmente riguardo all’uso di pa nelle domande. Sulla differenza tra le sotto-varietà tornerò nel §5.

36 Sulla differenza tra il nòneso e il fassano, tornerò nel §5.

37 Tuttavia, in questa varietà, nessun avverbio può apparire prima del participio passato:

(i) *Che èste pa franch dit?

(ii) Che èste pa dit franch?

(108) *Che èste franch pa dit?

Che hai-tu framcamente pa detto

“Cosa hai francamente detto?”

La particella, inoltre, è esclusa dal contesto subordinativo come si vede in (109), a meno che la frase secondaria non abbia una costruzione che richiede l’inversione soggetto-verbo come in (110)38:

(109) Dijeme che che volede (*pa) da marena anché.

Ditemi che che volete da marena oggi

“Ditemi che cosa volete per il pranzo oggi.” (adattato da Iori s.d.: 165)

(110) Te cognarès te n jir, ajache che peste pa fèr chiò?

Tu dovrai te ne andare perché che puoi-tu pa fare qui

“Dovrai andartene, perché cosa puoi fare qui?”

Vi è una struttura con il pronome interrogativo direttamente seguito dal subordinatore che39 in alcune sotto-varietà dialettali del fassano; in questo caso pa non è ammessa, come si vede nel seguente esempio.

(111) Coche te te chiames (*pa)? (Fassano Brach) Come-che tu ti chiami pa

“Come ti chiami?”

Infine, in fassano la particella può apparire anche nella posizione immediatamente dopo il pronome interrogativo, che di seguito chiamerò la posizione wh-pa seguendo Hack (2011). In questo caso, pa spesso ha valore modale e mette il focus sul pronome interrogativo:

(112) Olà pa tu vas?

Dove pa tu vai

“DOVE vai?” (Hack 2011: 66)

Questa posizione è impossibile anche in italiano (si noti però che sembra possibile in badiotto e in gardenese). L’interpretazione di tali dati sarà da approfondire nei futuri lavori.

38 La costruzione come in (110) è considerata come una frase subordinativa con “peripheral adverbs” in Coniglio (2008: 110).

39 Si veda il §5.2 per un’analisi dettagliata su questa costruzione.

Sulla costruzione wh-che di (111) e sull’uso di pa nella posizione di (112), tuttavia, le sotto-varietà dialettali fassane mostrano una variazione ampia. Di conseguenza, tratterò la posizione wh-pa e la costruzione wh-che in una maniera più dettagliata nel §5.

3.2.3. Badiotto

Nella varietà badiotta, come in fassano, pa si comporta in modi diversi nelle domande wh e nelle domande sì/no. In quest’ultime, la particella comporta un’enfasi della forza illocutiva, come in fassano, ampezzano e fodom:

(113) Và=les pa a Roma?

Vanno-loro pa a Roma

“Vanno a Roma?”

(114) Và=les a Roma? (Hack 2011: 68)

La differenza tra (113) e (114) consiste in un’espressione di stupore. Secondo quanto riportato in Hack (2011), tuttavia, l’uso di pa nelle domande sì/no è meno comune tra gli informatori40.

Invece, nelle domande wh, la particella è obbligatoria:

(115) Ula vas-t pa?

Dove vai-tu pa

“Dove vai?” (Poletto 2000: 58)

Una domanda wh senza pa può essere grammaticale, solo se ha forza illocutiva modificata, come le domande wh con pa in fodom e in ampezzano:

(116) Ula vas-t? (Poletto 2000: 58)

Secondo Poletto (2000: 66), l’interpretazione di (116) è “retorica”, in quanto il parlante sa che l’interlocutore non ha intenzione di andare da qualche parte e intende rimanere dove sta, oppure il parlante sa che non c’è nessun posto dove andare.

40 A questo proposito, Siller-Runggaldier (1993) segnala che pa viene usato con verbi alla prima e alla seconda persona sia singolare che plurale, mentre non viene usato con verbi alla terza persona. Tuttavia, questo non viene confermato, visto che gli esempi (115) e (116) sono alla terza persona.

La funzione di pa nelle domande wh, quindi, è una versione semplicemente inversa di quella nelle domande sì/no: in queste la presenza della particella comporta un’interpretazione speciale dove la forza illocutiva è modificata, mentre nelle domande wh è la sua mancanza che suggerisce l’interpretazione speciale.

Poletto (2000: 66) afferma inoltre che la funzione svolta dalla particella è quella del marcatore di focus come in frasi dichiarative. In una domanda wh senza pa come (116) il pronome interrogativo è fortemente focalizzato. Secondo l’autrice, quindi, la particella marca il focus nelle domande wh, ma “with the opposite value” rispetto al fodom e all’ampezzano: quando la particella è presente l’intera frase ha focus, mentre quando manca un elemento, che è il pronome interrogativo, deve ricevere il focus; di conseguenza si ottiene l’interpretazione dove la forza illocutiva è modificata. Secondo quest’analisi, in fodom e in ampezzano la presenza della particella marca il focus sul pronome interrogativo.

Per quanto riguarda la posizione di pa, tra il verbo flesso (più il soggetto enclitico) e la particella nessun elemento può apparire, come in fassano:

(117) Ći ál (pa) francamënter (*pa) dit?41 Che ha-SCL pa francamente detto

“Che cosa ha francamente detto?”

Nelle domande sì/no, pa può apparire tra l’ausiliare flesso e il soggetto inverso:

(118) Á pa Mario lit le liber?

Ha pa Mario letto il libro

“Mario ha pa letto il libro?”

In frasi secondarie pa non può apparire, mentre appare (se sono domande standard, deve apparire) se il soggetto inverso è richiesto:

(119) I n’ á nia capí ciodí ch’ ai s’un é jüs tan adora.

Il NEG ho NEG capito perché che SCL se ne sono andati tanto presto

“Non ho capito perché se ne sono andati così presto.” (Moling 2016: 556)

41 La frase è agrammaticale quando manca la particella:

(i) *Ći ál francamënter dit?

(120) I mëssi sté chiló deache olá vai pa mai?

SCL devono stare qui perché dove vanno-SCL pa mai

“Devono stare qui perché dove vanno mai?”

3.2.4. Gardenese

Il gardenese è la varietà dove la particella ha l’uso più funzionale. Nelle domande wh, pa funziona come in badiotto: esso viene usato obbligatoriamente per ottenere l’interpretazione standard, mentre la sua mancanza comporta un’enfasi sul pronome interrogativo:

(121) Can compr=i pa n liber?

Quando comprano-SCL pa un libro

“Quando comprano un libro?” (Hack 2014: 55)

(122) CAN compr=i n liber?

“QUANDO comprano un libro?”

La funzione di pa nelle domande wh in gardenese è quindi equiparabile a quella che ha in badiotto, dove la particella marca il focus.

Diversamente dal badiotto, tuttavia, nelle domande sì/no essa viene impiegata obbligatoriamente:

(123) Vën pa ence Tone?

Viene pa anche Antonio

“Viene anche Antonio?”

(124) *Vën ence Tone? (Hack 2014: 55)

Dal punto di vista sintattico, la particella va collocata immediatamente dopo il verbo flesso e l’eventuale soggetto enclitico, come nelle altre varietà. Quando il verbo è alla seconda persona singolare o plurale, pa viene encliticizzato e si riduce ad ‘a:

(125) Jëis’a śën?

Andate-pa adesso

“Andate ora?” (Bernardi 2002: 43)

La particella, inoltre, non può apparire in frasi secondarie come in (126), ma appare obbligatoriamente nel contesto subordinativo che richiede il soggetto inverso come in (127):

(126) Ne n’ é nia capì ciuldì che i se n ie jic tan abenëura.

NEG NEG ho NEG capito perché che SCL se ne sono andati tanto presto

“Non ho capito perché se ne sono andati così presto.” (Forni 2013: 101)

(127) Te muesses avëi pazienza ajache cie auter posses’a scenó fé?

Tu dovessi avere pazienza perché che altro puoi-pa senno fare

“Dovresti avere pazienza perché altrimenti cosa puoi fare?”

Si noti che l’uso di pa nel ladino dolomitico è simile a quello di n in bavarese (v. §2.4), soprattutto in badiotto, dove nelle domande wh la particella funge da marcatore di domande standard, mentre nelle domande sì/no funge da MP. A questo proposito, Hack (2011: 70-71) segnala i seguenti punti in comune tra pa e n:

a) entrambe le particelle derivano da un avverbio temporale (lat. POST e ted. ant.

thanne);

b) hanno delle interpretazioni in comune come quella rafforzativa;

c) entrambe le particelle appaiono in domande;

d) entrambe le particelle si riducono foneticamente, anche se nel ladino dolomitico solo in alcuni casi;

e) entrambe le particelle appaiono obbligatoriamente, anche se nel ladino dolomitico solo in badiotto e in gardenese.

Queste somiglianze fanno pensare che entrambe le particelle abbiano un processo di grammaticalizzazione in comune.

3.2.5. Le funzioni svolte dalla particella pa nelle domande

La categorizzazione di Hack (2011) riesce a cogliere le differenze riguardo all’uso di pa nelle varietà ladine dolomitiche. Le analisi sulla differenza tra le domande wh e le domande sì/no, inoltre, ci consentono di delineare le funzioni svolte dalla particella pa più dettagliatamente. La Figura 2 riassume le funzioni svolte dalla particella pa:

Fodom Ampezzano Fassano Badiotto Gardenese Wh Pragmatica Pragmatica Nessuna

alterazione di significato

Marcatore di domande standard

Marcatore di domande standard Sì/no Pragmatica Pragmatica Pragmatica Pragmatica Marcatore di

domande Figura 2: Funzioni della particella pa oggi nel ladino dolomitico

Nelle domande wh, la particella ha tre funzioni a seconda della varietà: in fodom e in ampezzano ha un valore modale come in altri tipi di frase; in fassano non causa l’alterazione di significato; in badiotto e in gardenese marca le domande standard.

Nonostante ciò, se seguiamo l’ipotesi avanzata da Poletto (2000), secondo cui pa è un marcatore di focus e il valore modale ne è una conseguenza, si può affermare che la particella svolga la stessa funzione in tutte le varietà tranne il fassano. Nel badiotto e nel gardenese è la sua assenza che rinforza il focus sull’elemento interrogativo (cfr. §3.2.3).

Nelle domande sì/no la situazione è relativamente semplice: mentre in gardenese è un marcatore obbligatorio di domande, in tutte le altre varietà è una MP.

Per quanto riguarda la sintassi, sembra che le varietà condividano molte proprietà superficiali: la particella obbligatoriamente precede gli avverbi alti e viene esclusa totalmente dal contesto subordinativo a meno che la frase secondaria richieda il soggetto inverso.

Nei seguenti paragrafi, approfondirò le proprietà sintattiche di pa.