2. Le particelle modali in alcune varietà alpine
2.4. Denn in bavarese
(96) Wou hom (*n) nou däi g’wohnt?
Dove hanno n nou loro abitato
“Dove hanno abitato? (Mi sto chiedendo...)” (Bayer 2012: 14)
La particella n, quindi, funge da marcatore obbligatorio delle domande wh standard nel senso di Obenauer (2004: 375, nota 2), che le definisce come “‘information questions’, that is, interrogatives having a reading requesting the value(s) of the variable bound by the wh-operator”. Pertanto, mentre (94) è una domanda standard, (95) e (96) non lo sono, poiché il parlante non intende chiedere l’informazione, ma intende esprimere un suo atteggiamento. In altre parole, in (95) e (96) la forza illocutiva è modificata rispettivamente dall’accento contrastivo e dalla MP nou, e nelle frasi in cui la modificazione di forza illocutiva ha luogo n non può occorrere.
Nonostante la sua proprietà semantica/pragmatica come marcatore, n può essere considerato come una MP dal punto di vista sintattico poiché appare nel Mittelfeld come in (94). Infatti, nelle domande sì/no, n funziona come le MP normali:
(97) a. Hom däi aa a Haus?
Hanno loro anche un casa
“Hanno anche una casa?”
b. Hom(na-n) däi aa a Haus? 46
“Hanno anche una casa? (Mi sto chiedendo...)” (Bayer 2012: 15)
In (97), sia la frase con n che quella senza sono possibili. Qui, diversamente dalle domande wh, la frase con n ha un’interpretazione simile a quella con il corrispondente tedesco, ossia denn. Questa osservazione è in linea con il fatto che n e nou sono incompatibili anche nelle domande sì/no:
(98) *Homna-n nou däi aa a Haus? (Bayer 2012: 15)
Riassumendo, la particella n in bavarese è marcatore di interrogativa standard nelle domande wh mentre è MP nelle domande sì/no. L’uso nelle domande wh, essendo estremamente funzionale, suggerisce un processo di grammaticalizzazione come il seguente:
46 L’aggiunta di n al verbo hom “hanno” dà luogo a una forma speciale homna-n.
(99) Avverbio temporale > MP n > marcatore di domande wh standard
Inoltre, siccome denn in tedesco e n in bavarese condividono l’etimo, il confronto tra le due particelle ci consente di estendere e dettagliare il modello (99).
L’origine di denn risale alla radice *to- in indogermanico, che aveva un significato deittico; da questa radice si è sviluppato il pronome dimostrativo danne in alto tedesco antico. Successivamente, dalla sua forma ablativa con il significato “da lì” è apparso un elemento temporale con la forma dann “poi” in molte lingue germaniche. Nell’alto tedesco antico, da quest'ultima forma si è originato l’avverbio causale denn “quindi”.
Secondo Wegener (2012) e Dal & Eroms (2014), questi cambiamenti dell’uso possono essere riassunti come segue:
(100) Deittico *to- > pronome dimostrativo danne > avverbio locativo danne
> avverbio temporale dann > avverbio causale denn > MP denn
Questo schema, inoltre, corrisponde a un tipico esempio di grammaticalizzazione descritta da Abraham (1991: 173):
(101) LOCALISTIC > TEMPORAL > LOGICAL
> ILLOCUTIVE / DISCOURSE FUNCTIONAL
In Bayer (2012) è affermato che l’uso di n in bavarese come marcatore delle domande wh standard rappresenta un passo ulteriore di questo modello generale, dove l’elemento perde la sua funzione illocutiva/discorsiva. Così, completando i dati diacronici con quelli di denn, è possibile supporre il processo di grammaticalizzazione di n in bavarese come segue:
(102) Pronome dimostrativo > avverbio locativo > avverbio temporale
> avverbio causale > MP denn > MP n > marcatore delle domande wh n
Dal punto di vista semantico, questo processo coinvolge lo sviluppo e la perdita del valore semantico, ossia il significato di “dopo”. Diversamente dalle altre MP, anche dal punto di vista pragmatico la particella denn subisce sia l’apparizione del valore pragmatico come MP che la scomparsa di esso. Il saliscendi del valore pragmatico segue quello semantico47.
47 Dal punto di vista morfologico, inoltre, la particella subisce una cliticizzazione.
Il cambiamento storico dello status sintattico della particella, invece, non è del tutto chiaro poiché finora non è disponibile alcuno studio sulla posizione sintattica di denn nelle lingue antiche. Il confronto tra n in bavarese, denn in tedesco e gli avverbi con lo stesso etimo, tuttavia, sembra offrire alcuni indizi: prima di tutto, la posizione occupata da denn in tedesco è già piuttosto alta tra MP. Infatti, la particella deve precedere gli avverbi più alti nella gerarchia di Cinque (1999) come zum Glück:
(103) Wer hat sich (denn) zum Glück (*denn) gemeldet?
Chi ha si denn al fortuna risposto
“Chi ha per fortuna risposto?” (adattato da Bayer 2012: 5)
Denn, inoltre, deve precedere tutte le altre MP come, per esempio, eigentlich in (104):
(104) Hast du (denn) eigentlich (*denn) schon was gegessen?
Hai tu denn eigentlich già qualcosa mangiato
“Hai già eigentlich mangiato qualcosa?” (adattato da Bayer 2012: 6)
Il suo corrispondente avverbiale dann “dopo, poi”, invece, può precedere alcune MP:
(105) Wo bist du (dann) eigentlich (dann) hingegangen?
Dove sei tu poi eigentlich andato
“Dove sei eigentlich andato poi?” (adattato da Wegener 2002: 381)
Gli unici elementi che precedono denn oltre al verbo finito sono gli elementi topicalizzati. Così in (106) dove il soggetto der Hans è topic la particella lo segue:
(106) Hat der Hans denn den Hund gefüttert?
Ha il Hans denn il cane nutrito
“Hans ha nutrito il cane?” (Bayer 2012: 7)
Viste queste osservazioni, secondo Bayer (2012: 8) la posizione di PrtP che ospita MP è come segue:
(107) [FinP Fin° [TopP topic* [PrtP [PrtP° denn] [VP(ext) …topic*… ]]]]
Si noti che FinP è spostata nella posizione di ForceP poiché il tedesco è una lingua con la proprietà V2. In questa analisi, inoltre, la particella48 appare tra TopP e VP mentre
48 Si noti che Bayer (2012) segue l’analisi secondo cui le MP risultano come teste funzionali come Munaro & Poletto (2009). Indipendentemente dallo suo status testa/specificatore, tuttavia,
l’avverbio dann, insieme ad altre MP che possono seguire alcuni avverbi, deve situarsi in VPext49.
In bavarese, dall’altro lato, i pronomi topicalizzati vengono cliticizzati come ‘a nel seguente esempio:
(108) daß ’a ’n troffa hod che lui lo incontrato ha
“che lui l’ha incontrato” (Weiß 1998: 85)
La particella n, cliticizzata, segue i pronomi topicalizzati:
(109) Wann hod -a -s (*-n) -da (-n) zoagt?
Quando ha lui lo n ti dimostrato
“Quando lui te l’ha dimostrato?” (Bayer 2012: 13)
Nonostante l’ordine superficiale sia uguale a quello di denn in tedesco, essendo clitico, la proiezione in cui n appare può essere considerata come una parte di Fin/ForceP in cui si situa il verbo finito. Bayer (2012: 13) afferma: “N-cliticization arguably turns the particle into part of the Fin/Force-head”. È vero che quest’analisi è discutibile poiché sia n che denn stanno al confine tra CP e IP; tuttavia, un paio di osservazioni sembrano a favore di n in CP. In primo luogo, questa interpretazione è in linea con il fatto che n è più funzionale rispetto a denn in quanto nelle domande wh funge da marcatore. Secondo, in tedesco viennese, dove la particella denn può essere cliticizzata in dn mantenendo la funzione come MP, le due forme dn e denn hanno distribuzioni diverse:
(110) a. Was schenkst (dn) du ihr (*dn) zum Geburstag?
Che regali dn tu a-lei al compleanno
“Che cosa le regali per il compleanno?”
b. Was schenkst (*denn) du ihr (denn) zum Geburstag? (Cardinaletti 2011: 501)
In (110), mentre la forma cliticizzata dn deve precedere i pronomi du e ihr, la forma piena denn deve seguirli50. Sembra possibile, quindi, considerare che denn cliticizzato occupi una posizione più alta rispetto alla forma piena.
la particella denn sta in una posizione estremamente alta in IP ed è più alta rispetto a quella occupata dall’avverbio dann.
49 VPext sta per “VP or its ‘extension’” (Bayer 2012: 7), che oltre a VP può essere MoodP, ModP, AspP nel senso di Cinque (1999).
Riassumendo le discussioni sulla posizione sintattica dell'avverbio denn/MP denn/clitico n, il cambiamento della posizione occupata dall’elemento in questione può essere descritto come segue:
(111) T(Future)P > sopra VP (ma in IP) > ForceP
Si noti, inoltre, che la posizione occupata dalla particella si sposta sempre verso la posizione più alta nella struttura frasale. Questa tendenza è in linea con la proprietà generale della grammaticalizzazione (cfr. Roberts & Roussou 2003).