4. La grammaticalizzazione della particella pa nel ladino dolomitico
4.3. Forme pa e po
4.3.3. Fassano
Il fassano è la varietà più difficile da analizzare riguardo alla differenza tra pa e po.
Nell’uso odierno, come afferma Hack (2011) e come già anticipato nel §3.1.5.3, le due forme sembrano varianti fonetiche dialettali: pa nelle varietà cazet e po nella varietà
moenat. Per quanto riguarda la varietà brach, invece, sembra che esista un’ulteriore variazione all’interno del dialetto, dove alcuni parlanti usano solo la forma pa, mentre altri usano po. Alcuni parlanti, inoltre, sembrano impiegare tutte e due forme. Si considerino i seguenti esempi, formulati da un parlante di brach (età 46 anni, di Sèn Jan):
(33) a. Chi él pa la tousa?
Chi è-SCL pa la ragazza
“Chi è la ragazza?”
b. Olà po tu stas?
Dove po tu stai
“Dove stai?”
Anche in quest’ultimo caso, tuttavia, la funzione svolta dalle due forme è identica.
L’area fassana, quindi, rappresenta una variazione micro-disglossica nel termine di Benincà & Damonte (2009), in quanto la scelta tra due elementi, in questo caso pa e po, non corrisponde a quella tra due sistemi grammaticali diversi, ma a quella puramente lessicale in una sola grammatica19.
19 Un tipico esempio di area microdisglossica secondo Benincà & Damonte (2009) è l’Emilia, dove si trovano forme di negazione post-verbale diverse, che derivano dalle parole con il significato di “piccola quantità” (v. anche §2.1.2 per mica in Veneto e in Trentino):
(i) a. n va brisa. (Bologna) NEG va
b. n va menga. (Modena) c. n va mia. (Carpi)
“Non va.” (Benincà & Damonte 2009: 190)
Questo elemento, nonostante variazione lessicale, occupa la stessa posizione e ha lo stesso valore presupposizionale. A Zocca, nell’area emiliana, è possibile trovare due negazioni che possono alternare liberamente:
(ii) a. A n mang menga la cherna.
SCL NEG mangio mica la carne b. A n mang brisa la cherna.
“Non mangio la carne.” (Benioncà & Damonte 2009: 190)
Gli informatori del dialetto di Zocca giudicano perfette le frasi in (iia-b). Quindi, la variazione riguardo alle due negazioni postverbali è intra-individuale, come il caso di pa/po nel fassano brach.
Invece, nei dati diacronici, è possibile trovare nella stessa sotto-varietà dialettale entrambe le forme, che a volte sembrano avere due valori differenti. Le tre sotto-varietà, inoltre, mostrano tendenze diverse.
Nell’Ottocento si attestano entrambe le forme nella varietà cazet, in cui pa viene usata anche oggi:
(34) olà éi pa, chi che te à acusà?
Dove sono-SCL pa chi che ti hanno accusato
“Dove sono quelli che ti hanno accusato?”
(CLL: Haller, Joseph Theodor. Maria Maddalena CAZ, 1832)
(35) che diste po tu?
Che dici-tu po tu
“Che dici tu?” (CLL: Haller, Joseph Theodor. Maria Maddalena CAZ, 1832)
Si noti, inoltre, che (34) e (35) sono tratti dallo stesso testo. Nel fassano cazet dell’Ottocento, quindi, la variazione tra le due forme è intra-individuale, come nel fassano brach d’oggi.
Soprattutto nei testi relativamente recenti, tuttavia, la forma po è usata con un valore non attestato per la forma pa, come nel seguente esempio:
(36) DOTOR: E come vive questo vegliardo?
Cosa mangia da spendere così poco. Di cosa si nutre?
ROJA: Po da sera per cena l vel Po da sera per cena SCL vuole
scialdi n piat de papacei [...].
sempre un piatto di zuppa
“Po la sera per cena vuole sempre un piatto di zuppa [...].”
(CLL: Simon de Giulio, Tòne Tomèra e la sosìes, 1983)
La posizione iniziale della frase ci fa pensare che l’uso di po in (36) sia simile a quello di pu in gardenese (v. §3.1.5.2) o ciò in veneto (v. §2.3.1). Po in questa funzione sembra un elemento distinto da pa nella posizione postverbale. Si veda il seguente esempio dallo stesso testo di (35):
(37) Chi él pa, Roja, chest segnor?
Chi è-SCL pa Roja questo signore
“Chi è, Roja, questo signore?”
La forma po nella posizione postverbale come in (35) si attesta fino al 1909, mentre nella posizione iniziale fino al 1987.
Invece, le due forme in brach sono sempre state varianti fonetiche. Infatti, in questo dialetto, è possibile trovare l’oscillazione tra le due forme in tutti i periodi indagati. Si vedano i seguenti esempi tratti dallo stesso testo:
(38) Chi siede po voi?
Chi siete po voi
“Chi è lei?”
(39) che podesse pa far da marena?
Che potessi pa fare da pranzo
“Che potrei fare per pranzo?”
(CLL: Pederiva, Cristina, Te ciasa de Paul e Rosina.
Comedia fashana de trei scene, 1987)
Nonostante ciò, l’uso all’inizio della frase simile a quello in (36) non manca in questa sotto-varietà e in quest’uso viene impiegata esclusivamente la forma po:
(40) CARLETO: Ere vegnù par chel mestier... Chel mestier che saarede ja...
“Ero venuto per quel coso... Quel coso che saprà già...”
BORTOL: Cal mestier?
“Quale coso?”
CARLETO: No ve àla pa dit nia la segnora Lisabeta?
“Non le ha detto niente la signora Lisabeta?”
BORTOL: Ah ei! Che totol! Mʼ era ja jit fora del ciaf!
“Ah sì! Che scemo! Mi era già sfuggito dalla testa!”
Po ei, zelinder e corpet lonch, par Diana, [...].
Po sì cilindro e corpetto lungo per Diana
“Po sì, cilindro e corpetto lungo, per Diana, [...]”
(CLL: Giuliani, Vito. La chitara del barba, 1991)
Infine, nella sotto-varietà moenat, dove attualmente la forma po è usata, la forma pa non si registra quasi mai20.
20 Si trovano solo due esempi, nel 1987 e nel 1991, della stessa autrice.
Si noti che, nei dialetti fassani, la scelta tra le due forme nella posizione postverbale è puramente lessicale in diacronia, come in sincronia. Invece, nella posizione iniziale, in tutti i dialetti la forma che appare è po. Queste osservazioni possono essere spiegate adottando due assunti teorici in Benincà & Damonte (2009):
a) in una data varietà linguistica, elementi funzionali con significato diverso hanno posizioni sintattiche diverse;
b) in una data posizione sintattica, la scelta tra elementi funzionali può essere libera anche in un singolo parlante.
Così, la variazione lessicale tra pa e po nella posizione postverbale è dovuta alla scelta libera tra due elementi lessicali che hanno la stessa funzione, mentre l’utilizzo obbligatorio di po nella posizione iniziale è dovuto alla posizione sintattica diversa da quella postverbale e alla differente funzione svolta dall’elemento che occupa tale posizione.
Riassumendo le descrizioni sul rapporto tra le forme pa e po nelle varietà ladine dolomitiche, si afferma che:
- in gardenese, po e pa hanno funzioni differenti in tutti i periodi indagati: po mantiene il valore semantico dell’etimo POST, mentre pa acquista un valore modale e una successiva obbligatorietà;
- in badiotto, po appare solo nell’Ottocento e sembra rappresentare una variante fonetica meno frequente di spo, forma che possiede il valore semantico di POST; pa si grammaticalizza come marcatore obbligatorio almeno nelle domande wh così come in gardenese;
- in fassano, le tre sotto-varietà vanno distinte;
- nel fassano cazet e nel fassano brach, è possibile in passato trovare l’oscillazione tra le due forme, ma solo in cazet in sincronia la forma pa risulta predominante; tuttavia, la forma po sembra anche avere una funzione che manca alla forma pa;
- nel fassano moenat, la concorrenza tra le due forme non si registra.