2. Le particelle modali in alcune varietà alpine
2.5. Note di sintesi
Riassumendo le discussioni sulla posizione sintattica dell'avverbio denn/MP denn/clitico n, il cambiamento della posizione occupata dall’elemento in questione può essere descritto come segue:
(111) T(Future)P > sopra VP (ma in IP) > ForceP
Si noti, inoltre, che la posizione occupata dalla particella si sposta sempre verso la posizione più alta nella struttura frasale. Questa tendenza è in linea con la proprietà generale della grammaticalizzazione (cfr. Roberts & Roussou 2003).
L’ipotesi di due tipi di processi risale a Cardinaletti (2011), secondo cui la grammaticalizzazione tradizionalmente ipotizzata (come quella di Abraham 1991 in (101)) vale solo per le MP senza omofoni. Per quelle con omofoni è necessario supporre un processo sincronico in cui un elemento deficiente (nel senso di Cardinaletti & Starke 1994) deriva da un elemento pienamente strutturato lasciando l’elemento originario così com’è.
Il processo presenta structure deletion, ossia la cancellazione di una parte della struttura lessicale della parola. In questa ipotesi, la struttura piena delle parole in questione (i.e.
avverbi) è come segue:
(112) [CAdvP [CAdv ] [ΣAdvP [ΣAdv ] [IAdvP [IAdv ] [AdvP [Adv ]]]]] (Cardinaletti 2011: 510)
In questo modello la struttra lessicale degli avverbi è costituita da tre parti, ossia CP e IP come in struttura frasale, in più ΣP che codifica l’informazione riguardante la prosodia.
La rappresentazione delle MP, invece, è assunta come segue:
(113) [ΣAdvP [ΣAdv ] [IAdvP [IAdv ] [AdvP [Adv ]]]] (Ibid.: 510)
La differenza tra le strutture lessicali di avverbi (112) e delle MP (113) consiste nell’assenza di CP per le MP che causa una serie di restrizioni.
Ai clitici come n in tedesco standard manca ΣP:
(114) [IAdvP [IAdv ] [AdvP [Adv ]]] (Ibid.: 510)
In questo quadro teorico, il fatto che le MP occupano una posizione più alta rispetto agli avverbi (e i clitici più alta di MP) viene spiegato con l’obbligatorietà di Movement degli elementi “deficienti”: nella prospettiva proposta da Cardinaletti & Starke (1994) questi elementi devono spostarsi dalla proiezione in cui sono generati, cioè la proiezione dove sta l’avverbio corrispondente, a una proiezione funzionale per poter essere interpretati.
Cardinaletti (2011: 509) chiama questo processo synchronic grammaticalisation. Va osservato che questo processo si distingue in maniera chiara dalla tipica grammaticalizzazione diacronica: con l’espressione “grammaticalizzazione sincronica”
la studiosa si riferisce a un processo che fa derivare una MP da un avverbio (v. §1.1.1.2).
Qui adotto l’espressione suggerita da Cardinaletti per distinguere due processi diversi,
ossia la structure deletion illustrata sopra e la grammaticalizzazione proposta da Abraham (1991).
La grammaticalizzazione nel senso tradizionale, dall’altro lato, viene interpretata come un cambiamento di feature checking, usando il termine di Chomsky (1995) nel quadro teorico minimalista. Nell’approccio formale di Roberts & Roussou (1999), una data feature F che va realizzata in PF è marcato con l’asterisco (F*)51. Per soddisfare F che richiede la realizzazione in PF, ossia per soddisfare F* e ottenere una frase ben formata, sono possibili due strategie: move e merge. Mentre move è un movimento da una posizione più bassa a un’altra posizione più alta, merge è l’inserimento diretto in una posizione. La scelta tra le due strategie dipende dalle singole parole che si muovono oppure vengono inserite.
Il parametro riguardo a F viene manifestato come segue:
(115) a. F*? Yes/No
b. If F* is * satisfied by move or merge? (Roberts & Roussou 1999: 1018)
La grammaticalizzazione sotto questo quadro, dunque, è compresa come un cambiamento da un parametro in (115) a un altro. Siccome merge è un metodo più economico rispetto a move (cfr. Chomsky 1995) e move e merge possono essere applicati allo stesso tempo, la direzione tendenziale della grammaticalizzazione sarebbe come segue52:
(116) F*move/merge > F*move > F*merge > F
Secondo quest’analisi, la grammaticalizzazione viene interpretata come il cambiamento della strategia per soddisfare una feature da una meno economica a quella che lo è di più. Questo processo, inoltre, è diacronico poiché accade tramite una rianalisi nel corso del tempo.
51 La scelta tra F a cui viene assegnato l’asterisco varia tra le singole lingue e anche tra i singoli stadi diacronici.
52 F*move/merge vuol dire che sia move che merge vanno usati per soddisfare F*. F*move e F*merge, invece, indicano che F* va soddisfatto tramite move o merge. F, infine, indica che la feature non richiede la realizzazione in PF.
Le caratteristiche dei due tipi di grammaticalizzazione, ossia quella sincronica, proposta da Cardinaletti (2011), e quella diacronica, descritta da Roberts & Roussou (1999), possono essere riassunte come segue:
a) mentre la grammaticalizzazione sincronica ha come risultato due parole, una originaria e l’altra debole, la grammaticalizzazione diacronica ne ha una, ovvero quella rianalizzata;
b) mentre gli elementi derivati tramite la grammaticalizzazione sincronica devono spostarsi dalla posizione originale, quelli derivati tramite la grammaticalizzazione diacronica (se il processo coinvolge la fase F*move > F*merge) occorrono direttamente nella posizione superficiale;
c) gli elementi sorti tramite la grammaticalizzazione sincronica sono strettamente legati agli elementi di origine.
Si noti che denn/n nelle varietà tedesche è un tipico caso dove i due processi si contrastano. In tedesco standard dall’avverbio temporale denn deriva la MP denn tramite grammaticalizzazione sincronica; si ha quindi come risultato sia l’avverbio che la MP. Successivamente, dalla MP denn deriva il clitico n, sempre tramite lo stesso processo, poiché l’elemento originario denn rimane. Così anche in bavarese la MP denn deriva dall’avverbio temporale denn tramite grammaticalizzazione sincronica. In questa varietà dialettale, tuttavia, il processo che dà luogo al clitico n dev’essere differente da quello che fa derivare il clitico n dalla MP denn in tedesco standard, poiché in bavarese la MP denn non è attestata in sincronia e il clitico n possiede l’uso come marcatore interrogativo che manca al clitico n in tedesco standard. Nell’analisi di Robert &
Roussou (1999), l’obbligatorietà del n bavarese nelle domande wh viene interpretata come il cambiamento della strategia per soddisfare la feature wh*. In tedesco standard, wh* viene soddisfatta con il movimento I to C, ossia move del verbo finito alla posizione dopo il pronome interrogativo53. In bavarese, invece, wh* va soddisfatto con
53 Un’analisi alternativa è quella di considerare il movimento del verbo finito come sollevamento per soddisfare feature V2 (V2*move). In questo caso, la feature wh in tedesco sarebbe da ritenere come wh (non va soddisfatta con il metodo fonologico). Questa supposizione, tuttavia, richiederebbe la spiegazione del perché si è sviluppato il marcatore interrogativo n dove la feature è già soddisfatta con il metodo più economico possibile. Uno dei
l’inserimento di n, ossia tramite merge. Da questo punto di vista, il cambiamento dalla MP denn a marcatore n può essere descritto come segue:
(117) Wh*move > wh*merge
Ciò vuol dire che il processo ha coinvolto la semplificazione della struttura frasale, ovverosia il cambiamento da una derivazione che contiene il movimento a quella che non lo contiene, come succede in generale con la grammaticalizzazione diacronica (cfr.
Roberts & Roussou 2003: 2). Il clitico n in bavarese, quindi, è frutto della grammaticalizzazione diacronica.
Di conseguenza, se adottiamo l’ipotesi di due tipi di grammaticalizzazione e le generalizzazioni riassunte sopra come (a-c), la forma clitica n in tedesco standard si solleverebbe alla sua posizione superficiale in CP partendo dalla posizione occupata dalla MP denn in IP, mentre n in bavarese verrebbe direttamente inserito nella posizione superficiale in CP.
Osservando le particelle prese in considerazione nel presente capitolo, inoltre, sembra possibile aggiungere le seguenti caratteristiche proprie dei due tipi di grammaticalizzazione:
d) la grammaticalizzazione sincronica deve coinvolgere il cambiamento della posizione sintattica, mentre questo non è necessariamente il caso per la grammaticalizzazione diacronica;
e) mentre la grammaticalizzazione sincronica non è capace di derivare una parola di un’altra categoria grammaticale, quella diacronica lo è.
Per quanto riguarda il cambiamento della posizione sintattica (d), il caso tipico è ben nelle varietà regionali dell’italiano. Da un lato, la MP ben ha due varianti differenti tra di loro non tanto per la posizione sintattica, quanto per la distribuzione (ben1 che può occorrere in più contesti rispetto a ben2; v. §2.1.1). Ben2 è apparso tramite grammaticalizzazione diacronica partendo da ben1, poiché in nessuna varietà entrambe
motivi per lo sviluppo del marcatore interrogativo sarebbe, anzi, la rianalisi della struttura stessa attraverso cui il movimento del verbo finito viene considerato come conseguenza di V2 e non per soddisfare wh*.
le particelle coesistono. Dall’altro lato, la particella ben deriva dall’avverbio di modo bene tramite grammaticalizzazione sincronica, poiché sia la MP ben che l’avverbio bene sono presenti in sincronia. Per ben, quindi, si ipotizza un processo sincronico che dà luogo alla MP ben e, successivamente, un processo diacronico che porta ad una fase in cui la particella non può apparire in alcuni contesti54. Mentre l’avverbio bene e la MP ben appaiono in posizioni diverse, ben1 e ben2 appaiono nella stessa posizione.
Considerando la natura della grammaticalizzazione sincronica, inoltre, è naturale che non si possa creare una parola di un’altra categoria grammaticale (e). La rianalisi della parola, invece, può trasformare la categoria di un elemento in un’altra. Mica in alcune varietà dialettali venete, per esempio, sviluppa un uso come marcatore negativo, effetto che sembra essere avvenuto tramite rianalisi.
Riassumendo, i processi dell’evoluzione delle MP possono essere spiegati combinando la grammaticalizzazione sincronica e quella diacronica. Ciononostante, sembra che nessuno dei due processi di grammaticalizzazione faccia spostare la particella da una posizione interna a quella iniziale/finale e viceversa. I motivi per questa supposizione sono tre.
Il primo motivo è che la posizione finale delle MP ti, lu, mo, e po in veneto non può essere considerata come risultato della grammaticalizzazione sincronica né diacronica.
Se supponessimo che una grammaticalizzazione abbia trasformato MP interne in MP finali, questo processo dovrebbe essere diacronica poiché non si registrano più corrispondenti MP interne. Questo, tuttavia, è improbabile visto che le posizioni in cui le MP finali appaiono prima che il sollevamento del resto della frase abbia luogo sono più basse rispetto a quelle occupate dalle MP interne (v. §1.3.1), mentre la grammaticalizzazione diacronica tende a far salire la particella nella struttura frasale (cfr.
Roberts & Roussou 2003). Inoltre, il corrispondente di po in italiano, ossia poi, può apparire in posizione sia interna che finale. È poco verosimile che questo elemento abbia avuto una grammaticalizzazione diacronica in veneto e sincronica in italiano55.
54 Si noti che quest’analisi è in linea con l’affermazione di Degand & Fagard (2011) che il cambiamento sintattico precede quello semantico/pragmatico.
55 Nel caso di n ho supposto la grammaticalizzazione diacronica in bavarese e sincronica in tedesco. Tuttavia, po/poi è diverso da n/denn in quanto n ha sviluppato un uso particolare solo in bavarese. Po in veneto e poi finale in italiano condividono molte caratteristiche sintattiche e pragmatiche.
Una spiegazione più plausibile, invece, sarebbe quella di considerare che la posizione finale non sia risultato della grammaticalizzazione. Infatti, la posizione finale è possibile per tutte le parole di partenza. È possibile, quindi, assumere che questi elementi già situati nella posizione finale siano stati rianalizzati e abbiano ottenuto l’uso come MP e in veneto le MP interne sono scomparse indipendentemente da ciò che è successo per MP finali.
Il secondo motivo per la supposizione viene dalle particelle iniziali: ben in alcuni dialetti trentini, per esempio, può occorrere insieme alla MP ben come in (92) e di conseguenza non è stato rianalizzato a partire da questa particella. Ben iniziale, tuttavia, può difficilmente essere considerato come risultato della grammaticalizzazione sincronica visto che non sembra spostarsi da una posizione interna della frase e non è una versione ridotta della MP ben. Inoltre, sembra che la posizione iniziale sia possibile per questi elementi a prescindere dalla grammaticalizzazione, considerando il fatto che le particelle che possono apparire nelle posizioni sopra ForceP possono occorrere in isolamento. Ciò in (118)b, per esempio, è usato come una risposta positiva:
(118) a. Fa caldo ancò!
Fa caldo oggi
“Fa caldo oggi!”
b. Ciò! (Padovan & Penello 2014: 2)
L’analisi possibile, dunque, è come quella per le particelle finali: una rianalisi ha avuto luogo per le particelle che già stavano nella posizione iniziale.
L’ultima motivazione per cui la grammaticalizzazione non causa lo spostamento interno-iniziale/finale è che non tutti gli elementi diacronicamente collegati alle MP appaiono nelle posizioni interne. Ciò in veneto, essendo derivato dalla forma imperativa del verbo, non è mai potuto apparire in una posizione interna della frase. Lu e ti, derivati dai pronomi personali tonici, dovevano apparire sempre nella posizione iniziale o finale.
Ciononostante, come è stato accennato, questi elementi hanno delle proprietà comuni con le altre particelle iniziali/finali derivanti dagli avverbi. Questo fatto può essere spiegato supponendo un’operazione che dà l’uso modale alle parole in una certa posizione, piuttosto che ipotizzare un’operazione che fa spostare un elemento da una posizione interna a quella iniziale/finale.
Suppongo, quindi, che i due tipi di grammaticalizzazione discussi sopra possano avere luogo solo nelle posizioni interne della frase, mentre nelle posizioni estreme possa avere luogo un cambiamento relativamente semplice per cui una parola acquista il valore modale senza cambiare la posizione in cui si situa. La posizione presumibilmente più alta possibile tra le posizioni interne è, per quanto mostrano le lingue trattate nel presente lavoro, ForceP dove la particella n arriva tramite la grammaticalizzazione diacronica, mentre le posizioni sopra ForceP sono occupate dalle particelle estremamente alte, costituendo una “periferia” nella periferia sinistra.
Quanto discusso nel presente paragrafo, dunque, può essere riassunto con le seguenti generalizzazioni:
Ø le particelle discorsive possono apparire in tre tipi di posizione, vale a dire iniziale, interno e finale;
Ø le posizioni iniziali sono le posizioni sopra ForceP;
Ø le posizioni interne sono le posizioni in CP e in IP;
Ø le posizioni finali sono le posizioni marginali a destra;
Ø il tipo di posizione in cui compaiono le particelle non si cambia tramite grammaticalizzazione;
Ø è possibile distinguere due processi diversi di grammaticalizzazione, ossia uno sincronico e l’altro diacronico, solo per le particelle che stanno nelle posizioni interne;
Ø per le particelle che stanno nelle posizioni iniziali e nelle posizioni finali, si può avere una grammaticalizzazione più semplice rispetto a quella per le particelle nelle posizioni interne.