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4. La grammaticalizzazione della particella pa nel ladino dolomitico

4.2. Pa in diacronia

4.2.3. Fassano

In alcuni casi, tuttavia, la particella sembra avere un uso simile a quello chiamato

“connettivo” da Hack (2011: 65), dove pa stabilisce una relazione tra la domanda e il contesto precedente. Si consideri il seguente esempio:

(22) Na sera [...], capita una e la disc, a chest om, che fossa stat Jan Baila:

“Una sera, capita una (strega) e dice, a questo uomo, che sarebbe stato Jan Baila:”

Gio ve, saesse n bel lech da jir past;

“Io, guarda, saprei un bel luogo da andare a pascolare;”

[...] Se tu ves vegnir, gio e mia sor te fajon da marena

“Se vuoi venire, io e mia sorella ti possiamo fare un pranzo”

[...] veste vegnir e?

“Vuoi venire?”

E el l disc: Scì scì ‒ dapò ela:

“E lui dice: sì sì – dopo lei:”

Can vegneto pa?

Quanto vieni-tu pa

“Quando vieni?” (CLL: Brunel, Giosef. Jan Baila e la Bregostana, 1888)

Si noti che in (22), se consideriamo che la particella stabilisca la relazione tra il contesto precedente e la domanda, essa non funge da MP, poiché la domanda è quella standard dove il parlante (la strega) chiede l’informazione. In questo caso, la funzione svolta da pa è quella che Abraham (1991; v. (2)) chiama logical.

Nello stesso testo, è possibile trovare domande wh standard senza la particella:

(23) zacan na sera, ntant che l fajea legna, capita una, [] e: Bona sera!

“Una sera, mentre lui faceva legna, capita una (strega), e: buonasera!”

co vala?

Come va-SCL

“Come va?”

siede duc segn e?

“Siete tutti sani?” (CLL: Brunel, Giosef. Jan Baila e la Bregostana, 1888)

Nell’Ottocento, quindi, vi è oscillazione riguardo all’uso di pa: la particella può apparire nelle domande standard ma non è obbligatoria e allo stesso tempo può avere un valore semantico logico, sebbene non sia una costante.

Nella seconda metà del Novecento, invece, è possibile trovare l’uso odierno, con la particella nelle domande standard:

(24) Ciao,

co vàla pa?

come va-SCL pa

“Come va?”

... Oh! Belebon, ence gio! Son tanche jita a me far i ciavei, e tal vegnir de retorn m’ é fermà mingol su da Rita, e se aon metù a babar.

“… Oh! Bene, anch’io! Sono appena andata a farmi sistemare i capelli, e mentre tornavo mi sono fermata un po’ da Rita, e ci siamo messe a chiacchierare.”

(CLL: Pederiva, Cristina. Te ciasa de Paul e Rosina. Comedia fasciana de trei scene, 1987)

Allo stesso tempo, le domande standard sono possibili anche senza pa:

(25) TONE: Bon dì, Frànzele, co èla inché?

Buon giorno Frànzele come è-SCL oggi

“Buongiorno Frànzele, come è oggi?”

FRÀNZELE: Per via de chel, Tone, la é ben bela e bona.

“Per via di quello, Tone, è bello e buono.”

(CLL: Simon de Giulio. Tòne Tomèra e la sosìes, 1983)

Per quanto riguarda le domande sì/no, invece, la tendenza è simile a quella del badiotto17: in tutto il periodo la particella appare di rado e sempre meno di frequente.

17 Riguardo alle domande sì/no in fassano, è possibile notare che spesso la particella e/eh appare nella posizione finale:

(i) veste vegnir eh?

Vuoi-tu venire eh

“Vuoi venire?” (CLL: Brunel, Giosef. Jan Baila e la Bregostana, 1888) Questa particella sembra possedere le seguenti caratteristiche:

- nell’Ottocento viene usata solo per le domande sì/no a frequenza media;

- nella prima metà del Novecento appare anche nelle domande wh e a frequenza alta;

- nella seconda metà del Novecento di nuovo solo nelle domande sì/no e a frequenza bassa.

La particella, inoltre, può comparire anche nella lingua fassana odierna e secondo Chiocchetti (2001) serve a sottolineare la parola precedente:

Quando appare, sia nell’Ottocento (28) che nel Novecento (29), sembra che abbia un valore modale:

(26) Co l’ è stat demez, i è jic da so mare, e i disc: Vardà mo, che che ne à dat che Sior, per dotrei frae!

“Quando è andato via, sono andati dalla loro madre, e dicono: guarda, che ci ha dato quel signore, per un paio di fragole!”

‒ e ela:

“e lei:”

Ge aede pa lingrazià eh?

Gli avete pa ringraziato eh

“Lo avete ringraziato?”

e ic i disc: Osc.

“e loro dicono: certo.” (CLL: Brunel, Giosef. Doi frades differenti, 1888)

(27) GIULIA: Sono Giulia Torti, maritata Caneta!

TONE: Che àla dit?

“Che cos’ha detto?”

GIULIA: Maritata con Fulvio Caneta, quel mascalzone che mi ha…!

TONE: No, no, ma no, no, no, no, per amor de Die, no per piajer basta che n’ è sentù assà, me par de ciapar en colp! No pol esser vera! Fulvio Caneta…

“No, no, ma no, no, no, no, per amore di dio, no per piacere basta che ne ho sentito abbastanza, mi sembra che mi venga un colpo! Non può essere vero! Fulvio Caneta…”

GIULIA: Si, Fulvio Caneta.

TONE: Fulvio Caneta... Caneta. Madonega! (se senta ju)

“Fulvio Caneta… Caneta. Madonna! (Si siede)”

GIULIA: Non faccia la femminuccia...! Lei lo sapeva.

(ii) Rùeste doman e?

Arrivi-tu domani e

“Arrivi domani?” (Chiocchetti 2001: 21)

Ciononostante, e/eh è di carattere estremamente colloquiale e di conseguenza non è facile raccogliere dati in diacronia.

TONE: Na vè, sciora, na, oh che mal che stae...

“No guarda, signora, no, oh che male che sto…”

Ma élo po vera?

Ma è-SCL po vero

“Ma è vero?”

Che?

GIULIA: Non mi crede?

(CLL: Chiocchetti, Marcelin. Le braghe le è demò giö, Vich)

Nelle domande sì/no con pa in (28) e in (29) il parlante, rispettivamente la madre e Tone, presuppone un’aspettativa negativa, lasciando all’interlocutore, i bambini e Giulia, la possibilità di reagire a questa supposizione.

Così come riassume il Grafico 3, in fassano è possibile trovare due tendenze chiaramente differenti tra le domande wh e le domande sì/no. Le domande wh in fassano sono caratterizzate dalla mancanza di una variazione significativa della frequenza e nel secolo scorso la sua presenza addirittura cala. Anche per quanto riguarda l’interpretazione della particella il fassano mostra proprietà diverse dalle altre due varietà: già nell’Ottocento pa appare nelle domande standard, anche se è possibile trovare qualche oscillazione e mantiene questo uso peculiare fino ad oggi. Nelle domande sì/no, la particella mantiene sempre il valore modale, ma viene usata sempre di meno. A differenza del badiotto, tuttavia, la percentuale non arriva a zero. Infatti, nell’uso odierno, pa nelle domande sì/no è possibile (v. §3.2.2).