4. La grammaticalizzazione della particella pa nel ladino dolomitico
4.2. Pa in diacronia
4.2.1. Gardenese
Per quanto riguarda le domande wh, a partire dall’Ottocento la particella viene usata nel 70% dei casi. Sembra, inoltre, che già in questo secolo era possibile inserire pa nelle domande wh standard11:
(7) T. Tan de vadiei ala pa abù?
“Quanti vitelli ha avuto?”
J. Vadiei n ala abù un al iede, y datrai na vadela,
“Vitelli ne ha avuto uno alla volta, e qualche volta una vitella,”
T. Tan d' ani ala pa?
Quanto di anni ha-SCL pa
“Quanti anni ha?”
J. Che la sibe plu jëuna che vo, chël sé ie dessegur, ma tan d' ani che l' ebe, no sé da ve l dì, che canche ie l' é cumpreda, no me l à ëi ënghe no dit.
“Sarà più giovane di lei, so quello di sicuro, ma quanti anni ha, non so dirglielo, che quando l’ho comprata non me l’hanno detto neanche loro.”
(CLL: Vian, Ujep Antone. Jan y Tone sun la fiera, 1864)
Nonostante ciò, può accadere di trovare le domande wh standard senza pa. Si veda l’esempio seguente tratto dallo stesso testo di (7):
(8) T. Bon di, bera Jan, co vala?
Buon giorno signore Jan come va-SCL
“Buongiorno, signor Jan, come va?”
J. Sce l di ie bon oder no, ve l diré ie sta sëira; [...]
“Se il giorno è buono o meno, glielo dico stasera; [...]”
11 Si noti che in (7) è possibile trovare pa anche nella prima domanda di T, dove la particella sembra non avere il valore interpretativo modale, come nell’esempio riportato in grassetto.
Si noti che questa situazione sembra simile al fassano moderno (cfr. §3.2.2), in quanto la particella non pare che aggiunga un significato particolare, ma neanche l’obbligatorietà. L’oscillazione dell’uso della particella all’epoca, inoltre, è confermata dal seguente testo:
(9) Na muta jëuna, che ova ueia de se maridé, à giapà da si seniëura vint toleri per se fé la dota. La seniëura à ulù udëi l nevic.
“Una ragazza giovane, che aveva voglia di sposarsi, ha ricevuto venti talleri dalla sua signora per farsi la dote. La signora ha voluto vedere il fidanzato.”
La muta l à prejentà. Chëst fova n buser curt, gros, stramp, melfat, y burt assé.
“La ragazza l’ha presentato. Questo fidanzato era un ometto corto, grasso, strambo, e molto brutto.”
Prëst che la seniëura l à udù, s' ala fat marueia, y dij: O per l amor de Die! Chësc tu es liet ora per ti nevic, y per ti uem?
“Appena la signora l’ha visto, si è sorpresa, e dice: o per l’amor di Dio! Questo ti sei scelta per tuo fidanzato, per tuo marito?”
Co t' es'a pudù namuré te na tel persona?
Come tu-sei-pa potuto innamorare in una tale persona
“Come ti sei potuta innamorare di una persona così?”
O mi seniëura, respuend la muta:
“O mia signora, risponde la ragazza:”
cie cossa pon avëi de bel per vint toleri?
che cosa può-si avere di bello per venti talleri
“Che cosa si può avere di bello per venti talleri?”
(CLL: Ploner, Matie. Kleine Erzählung 4: Na muta jëuna, che ova ueia de se maridé, 1807)
Il testo (9) contiene due domande non-standard, entrambe retoriche nel senso di Poletto (2000; cfr. §3.2.3): nella prima la signora non chiede la ragione per cui la ragazza si è innamorata di un uomo brutto, ma esprime la sua sorpresa usando la costruzione interrogativa; analogamente, la seconda domanda contiene una presupposizione negativa. Ciononostante, nella prima è inserita la particella pa, mentre nella seconda no.
Pare che nel corso degli anni la situazione cambi drasticamente. Infatti, come prevede Hack (2011, 2014), l’uso di pa nelle domande wh in questa varietà è sempre più frequente. Nella seconda metà del Novecento la particella viene usata nel 95% dei casi12. Nelle domande sì/no, invece, la frequenza nell’Ottocento è bassa. La particella all’epoca sembra avere un valore modale, poiché appare nelle domande non-standard come la seguente:
(10) Canche chësc l à udù, criva ël de l cunsulé dijan:
“Quando questo l’ha visto, cercava di consolarlo dicendo:”
Ah, cumpere ncuei me per, che no stajëis nia mel; ëis bona ciera, y sëis bel cueciun!
“Ah, amico oggi mi pare, che non sta male; ha una bella cera, ed è bello rosso!”
Chësta ie per me na pitla cunsulazion, dij Jan, percie l auter di m' é cherpà na vacia, y chëla fova cuecena mo do la mort.
“Questa per me è una piccola consolazione, dice Jan, perché l’altro giorno mi è morta una mucca, ed era ancora rossa dopo la morte.”
Chësta malatia, cuntinua l cumpere, ve parëis bën, che no sëis mo tan vedl. Tan d' ani ëis' a?
“Questa malattia, continua l’amico, la supera senza problemi, che non è ancora tanto vecchio. Quanti anni ha?”
Ie crëie, ch' ebe plu ani, che vo groste te fuia, fova la resposta.
“Credo di avere più anni che monete che ha in tasca, fu la risposta.”
Dijëde, ëis pa medejines?
Dite avete pa medicine
“Mi dica, ha delle medicine?”
12 Poiché si trovano pochi esempi di domande wh senza pa della seconda metà del Novecento in poi e tutti in poesie, non è facile esaminare il contesto in cui la particella è omessa. Un esempio è il seguente:
(i) Chi sporj la man al tumà y ti juda (…)?
Chi sporge la mano al vittima e gli aiuta
“Chi sporge la mano alla vittima e la aiuta?” (CLL: Tosi, Max. L amor dl proscimo, 1950) Questo esempio del 1950 è l’ultima attestazione delle domande wh senza pa.
Dantier m' à l dutor dat zeche bales, dij Jan, y ie miene, che les fova cruves, percie les m' à fat mel de vënter, y da ntlëuta nca no n dé plu nia.
“L’altro ieri il dottore mi ha dato alcune pillole, dice Jan, e io penso, che erano crude, perché mi hanno fatto mal di pancia, e da allora in poi non ne prendo più.”
(CLL: Vian, Ujep Antone. Jan amalà, 1864)
La domanda sì/no con pa in (10) sembra avere una presupposizione negativa del parlante. Si noti, inoltre, che in (10) la riduzione fonetica in ‘a non ha luogo, mentre la domanda wh nello stesso testo (Tan d’ani ëis’a?) sembra quella standard e contiene la particella ridotta. Gli esempi, perciò, confermerebbero che nell’Ottocento vi sia un’assimmetria tra le domande wh e le domande sì/no.
Le domande standard, invece, sembrano non avere la particella pa:
(11) Doi uemes de Gherdëina jiva sun Mont de Sëuc a cialé de si prei, y se la cuntova, tan puech, che maia n franzëus y n talian, y tan truep che cunsuma alincontra n tudësch, che, sce ël no maia, almancul rejona ël dl maië.
“Due uomini della Val Gardena andavano sull’Alpe di Siusi a controllare i loro prati, e chiacchieravano su quanto poco mangiano un francese e un italiano, e quanto invece un tedesco, che, se non mangia, almeno parla di mangiare.”
Ntant che ëi ie te sta rujeneda vëija ëi unian ncontra doi tudësc fuman tabach.
“Mentre sono in questa conversazione vedono venire incontro due tedeschi che fumano tabacco.”
Ues mëter pën dij un al auter, vuoi mettere pegno dice uno al altro
che chisc rejona de maië?
che questi parlano di mangiare
“‘Vuoi scommettere’, dice uno all’altro, ‘che questi parlano di mangiare?’”
(CLL: Vian, Ujep Antone. Doi uemes de Gherdëina, 1864)
Come ho scritto nel capitolo precedente, tuttavia, oggi la situazione è totalmente diversa: la particella è obbligatoria e non possiede valore modale. Infatti, nel corso degli anni, la frequenza è aumentata rapidamente e nella seconda metà del Novecento è arrivata fino al 95% circa. È possibile trovare soltanto due attestazioni di domande sì/no senza pa nella seconda metà del Novecento, entrambe con l’inversione soggetto-verbo preceduta dall’avverbio povester “forse”:
(12) Povester n' ulovi perchël nia rujené?
Forse NEG volevo-io perciò NEG parlare
“Forse per quello non volevo parlare?”
(CLL: Bernardi, Rut. Lëtres te n fol, 1996)
In questi casi, tuttavia, sembra che si tratti di una pseudo-domanda nel senso di Munaro (2010), ossia di una frase strutturalmente simile alle domande, ma che possiede forza illocutiva di frase esclamativa. Se quindi escludiamo queste frasi, la percentuale arriva a ben 100% ed è in linea con la descrizione dell’uso odierno di pa, ovvero un utilizzo obbligatorio in tutte le interrogative.
In gardenese, quindi, la perdita della funzione modale ha avuto luogo sia nelle domande wh che nelle domande sì/no. Infatti nel Grafico 1, che riassume il cambiamento di frequenza in gardenese, si vede come sia nelle domande wh sia nelle domande sì/no la percentuale delle frasi con pa aumenta nel tempo, con maggiore impennata nelle domande sì/no.
Grafico 1: Frequenza di pa in gardenese (1800-1999)
0,0%
10,0%
20,0%
30,0%
40,0%
50,0%
60,0%
70,0%
80,0%
90,0%
100,0%
1800-1899 1900-1949 1950-1999
Domande wh Domande sì/no