• 検索結果がありません。

ITALO CALVINO NELLA LETTERATURA MONDIALE:

N/A
N/A
Protected

Academic year: 2021

シェア "ITALO CALVINO NELLA LETTERATURA MONDIALE: "

Copied!
213
0
0

読み込み中.... (全文を見る)

全文

(1)

氏 名 許金菁(キョキンセイ)

学位の種類 博士(学術)

学位記番号 博甲第235号 学位授与の日付 201796日 学位授与大学 東京外国語大学

博士学位論文題目 世界文学の中のイタロ・カルヴィーノ——中国、日本における受容から

Name Jinjing, XU

Name of Degree Doctor of Philosophy (Humanities) Degree Number Ko-no. 235

Date September 6, 2017

Grantor Tokyo University of Foreign Studies, JAPAN Title of Doctoral

Thesis

Italo Calvino in world literature: the reception in China and Japan

(2)

Università degli Studi di Trento in cotutela con

Tokyo University of Foreign Studies

DOTTORATO DI RICERCA IN STUDI UMANISTICI

Tesi di Dottorato:

ITALO CALVINO NELLA LETTERATURA MONDIALE:

LA RICEZIONE IN CINA E IN GIAPPONE

Presentata da: Jinjing Xu

Coordinatore Dottorato: Chiar.mo Prof. Massimo RIZZANTE Relatore: Chiar.mo Prof. Tadahiko WADA

Relatore: Chiar.mo Prof. Giorgio AMITRANO

(3)
(4)

Ringraziamenti

Ringrazio il mio relatore giapponese prof. Wada Tadahiko per il supporto e i suoi preziosi consigli, senza i quali non avrei mai finito il mio lavoro. È davvero impressionante la sua esattezza e bravura nel lavoro di critica e di traduzione.

L’esperienza in Giappone mi ha permesso di avere un’ottica più ampia nell'affrontare i testi letterari.

Ringrazio un’altro relatore di questa tesi, il prof. Massimo Rizzante, per avermi seguita in questi cinque anni senza mai farmi mancare il suo sostegno, aiutandomi e accompagnandomi passo dopo passo nella realizzazione di questo mio lavoro.

Durante lo studio, i miei due professori mi hanno trasmesso la bellezza della letteratura e la loro dedizione per questo meraviglioso mestiere dell'insegnamento, facendomi capire ancora di più che questa è la mia strada.

Un ringraziamento speciale alla Dott.ssa Simona Caretta che in questo lavoro ha avuto un ruolo fondamentale: mi ha accompagnata in questo percorso, chiarendomi dubbi e incertezze ogni qualvolta ne ho avuto bisogno. Con la sua professionalità e passione avrà in futuro una bellissima carriera.

I ringraziamenti più grandi vanno ai miei genitori che mi hanno sempre sostenuta e incoraggiata, consentendomi di completare il mio percorso di studi e di raggiungere questo importante traguardo.

Infine non posso non ringraziare tutti i miei amici che mi hanno sempre sostenuta e con cui ho passato delle bellissime serate. Un grazie speciale alle mie due carissime amiche trentine Chiara e Silvia; la loro compagnia di quasi ogni giorno mi ha fatta sentire come fossi a casa . Grazie agli altri amici internazionali e cinesi: Elena, Paola, Giulia, Silvia di Lenna, Andrea, Patrik, Doi, Alessandro Gazzoli, Sebastian, Sekiguchi Mao, Tsubura Mao, Marie Kokubo, Mizue Shibata, Gwan, Samiya, Sami, Aiqing, Bin Peng, Gu Yuxuan, Liu Lei, Hu Quandong, Yang Shuo, Xu Hesong.

Grazie all'amata Tokyo, da cui il mio sogno è partito e a Trento, città ideale che porterò sempre nel cuore

(5)
(6)

Indice

Introduzione: Calvino e la letteratura mondiale ... 7

1. La letteratura mondiale, ieri e oggi ... 11

1.1 L’origine della Weltliteratur ... 11

1.2 Letteratura mondiale, oggi ... 14

2. Calvino nella letteratura mondiale: la ricezione in Cina e in Giappone ... 60

2.1 Calvino attraversa i confini ... 60

2.2 La cultura e la letteratura italiana in Cina e in Giappone nel XX secolo ... 79

2.3 Calvino in Giappone ... 97

2.4 Opere in viaggio: Calvino e la sua ricezione in Cina ... 115

3. Wang Xiaobo e Arakawa Shusaku: storia di una duplice ricezione ... 131

3.1 Wang Xiaobo e Calvino ... 131

3.2 Arakawa e Calvino: utopie a confronto ... 160

4. Conclusione ... 179

4.1 L’immagine dell’Oriente attraverso gli scritti di Calvino ... 179

4.2 È praticabile il distant reading? ... 182

4.3 Spivak, depoliticizzazione o politicizzazione? ... 184

4.4 Calvino e la letteratura mondiale ... 187

4.5 Calvino è uno scrittore postmoderno? ... 190

4.6 Il ruolo dell’italianista ... 192

4.7 Questo lavoro non termina qui… ... 193

(7)
(8)

Introduzione: Calvino e la letteratura mondiale

L’obiettivo della mia tesi è quello di studiare lo sviluppo dell’opera di Italo Calvino al di là della frontiera nazionale, considerando in particolare la fortuna da essa conseguita in Cina e in Giappone. Tale analisi punta a verificare quanto, della poetica calviniana, sia stato effettivamente recepito in quei paesi ed è condotta sulla base dei parametri derivati da alcune delle principali correnti teoriche della letteratura comparata. Il titolo della tesi, Calvino nella letteratura mondiale – la ricezione in Cina e in Giappone, preannuncia le tre questioni principali che vi sono affrontate.

La tesi muove da una disanima relativa alla formazione e ai canoni della letteratura mondiale e della letteratura comparata, nella quale è stato sviluppato il problema riguardante la stessa origine della letteratura mondiale. Ho così tentato di prendere posizione riguardo ad interrogativi di questo tipo: che cos’è la letteratura mondiale e cosa la letteratura comparata? A partire da quale epoca si inizia a considerare l’esistenza di una letteratura che oltrepassa la frontiera invece di quella nazionale?

Quali sono la sua genesi e la sua storia?

In seguito, ho esaminato le concezioni attuali della letteratura mondiale, al fine di osservare il modo in cui la Weltliteratur sia recepita nell’età della globalizzazione. È in questa parte della tesi che mi dedico a una ricognizione dei quattro modelli ritenuti oggi più rappresentativi della teoria della letteratura mondiale: quello della critica post-coloniale, introdotto da Edward Said in Orientalismo; la corrente avviata da David Damrosch con What is world literature?; l’atlante della letteratura di Franco Moretti; inoltre, la teoria elaborata da Gayatri Spivak in Morte di una disciplina, in cui viene dichiarata la morte dei vecchi strumenti del mestiere del comparatista e si avanza la proposta di stabilire una nuova letteratura planetaria.

Il fiorire delle più diverse scuole di pensiero, sorte nel XX secolo nell’ambito degli studi comparatistici, non sembra comunque servire a risolvere le questioni in sospeso o certe divergenze ancora esistenti. Ad esempio, resta da appurare quale sarebbe il modello più praticabile e quale invece si riduca ad una semplice utopia, nonché quali

(9)

siano i migliori parametri da tenere in considerazione per valutare la fruizione della letteratura oltre la frontiera nazionale; e, nel caso di Calvino, come capire cosa avrebbe guadagnato o perso nella sua traduzione all’estero?

Nella seconda parte della tesi, mi sono concentrata sull’esame di quest’ultimo problema, restringendo il campo allo studio della ricezione di Calvino in Cina e in Giappone. Dopo aver rilevato gli aspetti più critici delle teorie presentate dai principali esponenti dell’orientamento comparatista mondiale, ne ho voluto ancora verificare i presupposti saggiandoli nella considerazione del caso, più concreto, della ricezione di Calvino in Cina e in Giappone e discutendo le problematiche della divulgazione e della traduzione della letteratura italiana in due paesi orientali, della sua ricezione e del suo impatto.

La ragione per cui ho eletto in particolare Calvino a mio oggetto da studio consiste in tre ragioni principali. La prima è che Calvino ha guadagnato celebrità non solo in Italia, ma anche nel resto del mondo, ed è uno degli autori italiani contemporanei più tradotti e apprezzati: la sua opera possiede quindi tutti i requisiti per ascendere dall’ambito della letteratura nazionale a quello della letteratura mondiale. Un’altra ragione è che Calvino non è stato apprezzato solo dai lettori, ma anche dagli scrittori:

considrevole è l’influenza che egli ha esercitato su diversi autori: dagli inglesi, come Salman Rushdie o Julian Barnes agli americani, come Gore Vidal, dagli indiani come Amitav Ghosh ai cinesi, tra i quali Wang Xiaobo e Can Xue.

Particolarmente importante, infine, la terza ragione: ciò che rende davvero interessante lo studio di Calvino è il fatto che la sua letteratura non attraversa solo la frontiera nazionale, ma travalica anche i confini di altre arti, come la musica, la pittura, la cinematografia e l’architettura. Si ricordi la cooperazione tra Luciano Berio e Calvino in Una vera storia e Un re in ascolto, Giulio Paolini e la sua espressione artistica del «bisogno cosmologico» di Calvino, la casa immortale di Arakawa Shusaku ispirata all’utopia calviniana. Il campo cinematografico appare poi particolarmente ricco di esempi: si pensi a L’uomo fiammifero di Marco Chiarini, Domani accadrà di Daniele Luchetti, Palookaville di Alan Taylor, L’avventura di un

(10)

fotografo di Citto Maselli. Inoltre, si ricordi la mostra organizzata alla Triennale di Milano, a cui sono stati invitati undici esponenti di diversi ambiti artistici e di diverse discipline (il numero undici non è casuale, corrisponde alle undici serie di città descritte da Calvino) allo scopo di confrontarsi e di dare vita attraverso le immagini ad alcune delle città invisibili descritte da Calvino. Altri esempi di opere non letterarie che conservano tracce dei romanzi di Calvino sono costituiti dalla fotografia di Luigi Ghirri Il paese dei balocchi (1973) e da quella di Carmelo Bongiorno Segnale stradale (2002); ricordo poi un progetto di danza a Venezia, Silent Collisions (2003), e un esperimento condotto in una stazione di Los Angeles (2013). Sono pochi gli scrittori che, come Italo Calvino, hanno presentato un profilo così vario e aperto alle possibilil contaminazioni. E se è ancora presto per avere un’idea precisa del numero di artisti che si sono dimostrati sensibili all’estetica calviniana, è pur vero che il fecondo dialogo avviato su più fronti dall’opera di Calvino si presenta già come un fenomeno abbastanza raro e meraviglioso nel novero della letteratura mondiale.

Dopo una lunga analisi dell’opera di Calvino, la tesi si sofferma sull’analisi di due esempi concreti che mostrano l’avvenuta assimilazione di Calvino in Oriente.

Il primo è il caso di Wang Xiaobo: autore importante della letteratura contemporanea cinese, egli si dedica all’esplorazione della società degli anni Settanta e Ottanta, che appare fondata sulla dittatura e sulla stupidà, cercando contemporaneamente di decostruirla attraverso una ricerca dell’umanità superstite, condotta attraverso il riferimento ai temi del sesso e della fuga.

Il secondo è quello di Arakawa Shusaku, artista giapponese di fama internazionale:

la sua opera esplora i legami che intercorrono tra il corpo, la mente e l’arte, alla ricerca di una possibilità di oltrepassare il destino della morte. In questa parte, esploro il legame tra Calvino e gli artisti orientali mediante un’analisi che tiene conto dei temi che essi condividono, come quello del fantastico, dell’utopia e della leggerezza.

Nell’ultima parte, dopo aver esaminato i processi relativi alla traduzione e alla divulgazione di Calvino in Cina e in Giappone, ritorno a considerare i problemi connessi allo studio relativo alle modalità della fruizione nel contesto della letteratura

(11)

mondiale: vengono allora riesaminate le teorie più recenti, ossia quelle già citate di E.

Said, G.C. Spivak, D. Damrosch e F. Moretti, alla luce del loro impiego nel caso dello studio, da me affrontato, della ricezione calviniana. Questo al fine di individuare le lacune che emergono nel confronto tra la teoria e la pratica e di comprendere il vero stato dell’odierna letteratura mondiale, quale emerge dall’esame dell’importante caso sollevato in questo contesto da Calvino.

(12)

1. La letteratura mondiale, ieri e oggi

Calvino e la letteratura mondiale o Calvino nella letturatura mondiale?

Prima di illustrare il rapporto tra Calvino e il mondo Asia orientale, è neccessario chiarire lo sviluppo e il canone della letteratura mondiale così come si è venuto a sviluppare fino ad oggi, nel tentativo di chiarire, attraverso le diverse correnti teoriche contemporanee all’opera di Calvino, il meccanismo attraverso il quale diverse letterature e culture si influenzano nel contesto globale.

1.1 L’origine della Weltliteratur

La maggior parte degli studiosi attribuisce a Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832) il merito di aver concepito l’idea della Weltliteratur (letteratura mondiale). Ma in realtà la parola Weltliteratur, sebbene il concetto non possa identificarsi unicamente con quello elaborato da Goethe, era stata utilizzata molto prima dallo scrittore, poeta, editore e traduttore illuminista tedesco Christoph Martin Wieland (1733-1813); la parola Weltliteratur viene infatti trovata in un suo manoscritto, che contiene anche la versione delle Epistole di Orazio, in cui detto scrittore, parlando della società romana, usa il termine Weltliteratur per alludere alle qualità tipiche di “uomini del mondo” dalla cultura ampia e raffinata1.

Goethe è stato comunque il primo a ragionare sul fatto che, dinanzi ad una società da considerarsi in una prospettiva sempre più aperta, le relazioni pubbliche dovranno diventare sempre più allargate e quindi universali.

In tale contesto può quindi nascere, dalle varie letterature nazionali, una letteratura trasnazionale fondata su una comunanza di tutte le culture e ideologie.

Tale concezione compare per la prima volta nel 1801, nella rivista Propyläen, dove

1 Per quanto riguarda l’origine della parola Weltliteratur mi sono riferita soprattutto all’ottava sezione del I capitolo del volume di Giuliana Benvenuti e Remo Ceserani, La letteratura nell’età globale (Bologna: Il Mulino,

(13)

Goethe scrive: «It is to be hoped that people will soon be convinced that there is no such thing as patriotic art or patriotic science. Both belong, like all good things, to the whole world, and can be fostered only by untrammelled intercourse among all contemporaries, continually bearing in mind what we have inherited from the past»2.

Da quel momento, inizia a maturare in Goethe l’idea che le diverse civiltà sviluppate all’interno delle varie nazioni siano riconducibili ad unico genere umano.

La parola Weltliteratur (letteratura mondiale) emerge per la prima volta circa venti anni dopo, il 27 gennaio 1827, quando, in una lettera indirizzata al suo amico Adolph Friedrich Carl Streckfuss, Goethe scrive : «I am convinced that a world literature is in process of formation, that the nations are in favour of it and for this reason make friendly overtures»3. E, quattro giorni dopo, Goethe conferma il suo pensiero nel corso di una conversazione tenuta con l’amico Eckermann: «Spingo volentieri lo sguardo verso le nazioni straniere e consiglio a tutti di fare altrettanto. Le letterature nazionali non significano molto, si avvicina l’epoca di una letteratura universale e ognuno deve portare il suo contributo affinché questa epoca arrivi al più presto. »4

Tre anni più tardi, nella introduzione al Life of Schiller scritto da Thomas Carlyle, Goethe spiega la necessità della nascita di un sistema di letteratura mondiale: «There has for some time been talk of a universal world literature; and rightly so, for the nations, flung together by dreadful warfare, them thrown apart again, have all realized that they had absorbed many foreign elements, and become conscious of new intellectual needs this led to more neighbourly relations and a desire for a freer system of intellectual give-and take. This Movement has been in existence only a short time, it is true, but long enough for one to form an opinion on it and to acquire from it, with business-like promptitude, both profit and pleasure»5.

Da quanto sopra esposto, possiamo dedurre che al termine Weltliteratur Goethe

2 Citato da Fritz Strich, Goethe and World Literature (London: Routledge & K. Paul, 1949), 35.

3 Citato da Strich. Ivi., 349.

4 Eckermann J. P., Colloqui con il Goethe (Unione Tipogr. - Editrice Torinese, 1957), 368. Il testo originale è intitolato Nibelungenlied, pubblicato per la prima volta nel 1782.

5 Strich, Goethe and World Literature, 32.

(14)

abbia dato tre significati : 1) la letteratura mondiale è da considerarsi uno spazio entro cui i vari popoli possono comunicare tra loro e scambiarsi le diverse idee - 2) la letteratura mondiale può contribuire all’unione transnazionale e a rompere quindi l’isolamento originario - 3) la letteratura mondiale può divenire un’entità in cui ogni nazione può vantare il proprio valore letterario e culturale.

Per Goethe, la mondializzazione letteraria è quindi un sistema che mira ad integrare i diversi ambienti culturali, senza che tale sistema comprenda un processo negativo che porti a far perdere la peculiarità di un popolo. L’autore tedesco contribuisce quindi fortemente al sorgere della possibilità di una comunicazione multiculturale e quindi nel contempo alla nascita della letteratura comparata.

La seconda tappa storica nello sviluppo dell’idea di Weltliteratur corrisponde agli scritti di Marx ed Engel. Essi trattano della letteratura mondiale nell’ottica economica e politica che contraddistingue il «Manifesto del Partito Comunista»:

La borghesia ha strutturato in modo cosmopolitico la produzione e il consumo di tutti i paesi grazie allo sfruttamento del mercato mondiale [...] Nuove industrie le soppiantano, industrie la cui nascita diventa una questione vitale per tutte le nazioni civili, industrie che non lavorano più le materie prime di casa ma quelle provenienti dalle regioni più lontane, e i cui prodotti non vengono utilizzati solo nel paese stesso ma, insieme, in tutte le parti del mondo. Al posto dei vecchi bisogni, soddisfatti dai prodotti nazionali, se ne affermano di nuovi, che per essere soddifatti esigono i prodotti delle terre e dei climi più lontani. Al posto dell’antica autosufficienza e delimitazione locale e nazionale si sviluppano traffici in tutte le direzioni, si stringe una reciproca interdipendenza universale fra le nazioni. E ciò sia nella produzione materiale che in quella spirituale. Le conquiste spirituali delle singole nazioni divergono bene comune. L’unilateralità e la delimitaizone nazionale diventano sempre meno possibili e dalle varie letterature nazionali e locali si costruisce una letteratura mondiale. 6

6 Versione PDF da: www.liberliber.it

(15)

Sia il pensiero di Goethe che quello espresso nel «Manifesto del Partito Comunista» sono molto condizionati dalla loro epoca.

Al tempo in cui Goethe sviluppa la sua riflessione, la Germania era «divisa politicamente in tanti piccoli Stati, ma nel corso del Settecento erano sorti molti centri importanti di vita intellettuale e lo scambio delle idee era molto fervido»7. In tale contesto è emersa quindi la possibilità di elaborare in maniera diversa l’idea di identità nazionale e Goethe è stato forse il primo ad elaborarla attraverso il progetto della Weltliteratur.

Rispetto alla proposta della mondializzazione della produzione e degli scambi commerciali, intesa quale globalizzazione economica, (termine introdotto per la prima volta nei paesi anglosassoni negli anni trenta e poi diffusi in tutto il mondo negli anni novanta)8, la mondializzazione della letteratura era stata già proposta, grazie a Goethe, ben cento anni prima. Desta quasi stupore il fatto che Goethe abbia proposto questo concetto con un così rilevante anticipo.

Tuttavia, dall’età di Goethe fino ad oggi, il concetto di Weltliteratur ha subito un grande mutamento. Nel capitolo succesivo, mi concentro sull’analisi dell’evoluzione subita dal termine e dal canone e, nello stesso tempo, mi dedico ad un’attenta lettura dei quattro comparatisti che oggi sono considerati i pionieri della disciplina. Ciò al fine di fondare un base teorica da tener presente nell’analisi e nella riflessione che affronterò rispettivamente nella seconda parte e nella terza parte.

1.2 Letteratura mondiale, oggi

La letteratura mondiale, dall’età di Goethe fino a oggi, ha subito grandi mutamenti che riguardano la sua denomnazione, il contenuto, i suoi canoni e il carattere che la contraddistinguerebbe. Ogni scuola e ogni personaggio hanno un loro specifico modo

7 Benvenuti e Ceserani, La letteratura nell’età globale, 43.

8 Per quanto riguarda la definizione e lo sviluppo del termine di Globalizzaizone, ho riferitto al saggio di: Paul James and Manfred B. Steger, A Genealogy of “Globalization”: The Career of a Concept (Taylor & Francis, 2014).

(16)

di interpretare la Weltliteratur. Il primo dipartimento di letteratura comparata viene fondato nel 1891 presso la Columbia University.

L’International Association of Comparative Literature è stata fondata nel 1954 e il suo primo Congresso si è svolto nel settembre del 1955. L’obiettivo dell’Associazione era di offrire una casa a tutti i comparatisti nel mondo, incoraggiando lo scambio e la cooperazione tra comparatisti, sia individualmente che attraverso la collaborazione di varie associazioni nazionali di letteratura comparata. A tal fine, l'Associazione promuove studi letterari al di là dei confini delle lingue e delle tradizioni letterarie nazionali, delle varie culture e regioni del mondo, delle discipline e orientamenti teorici, attraverso lo studio dei generi, dei periodi storici e dei mezzi di comunicazione. La vasta visione che la caratterizza offre l’opportunità di poter abbracciare lo studio delle differenze di razza, sesso, classe, etnia, religione.

Henry H.H. Remak (1916-2009), professore emerito di letteratura comparata, germanista e esperto di Studi dell'Europa occidentale, illustre membro tra i fondatori del Comparative Literature Program presso IU Bloomington e voce più prominente nel campo della letteratura comparata americana, ha contributo alla definizione della letteratura comparata in contrapposizione alla scuola francese9, la quale è ben riconosciuta ancora oggi:

Comparative literature is the study of literature beyond the confines of one particular country, and the study of the relationships between literature on the one hand and other areas of knowledge and belief, such as the arts (e.g., painting, sculpture, architecture, music), philosophy, history, the social sciences (e.g., politics, economics, sociology), the sciences, religion, etc., on the other. In brief, it is the comparison of one literature with another or others, and the comparison of literature

9 La scuola francese è rappresentata principalmente dalle teorie di Fernand Baldensperger, Paul VanTieghem, Marius-Francois Guyard e René Etiemble, mentre la scuola americana dalle dottrine di René Wellek, Austin Warren e Henry H.H. Remak. Inoltre, esiste un’altra corrente comparatistica di studi assai importante, la cosiddetta

«scuola russa».

(17)

with other spheres of human expression.10

Nello stesso saggio, Remak ha articolato la distinzione fondamendale tra scuola francese e scuola americana, che riguarda la relazione fra la letteratura e gli altri campi: nononostante i francesi siano sicuramente interessati alla comparazione tra le arti, tali studi non rientrerebbero nella competenza della letteratura comparata.

Successivamente, Remak ha illustrato anche la differenza tra letteratura comparata e letteratura mondiale, affermando che la letteratura mondiale implica anche un criterio temporale; come regola generale, l'acquisizione di una fama mondiale richiede tempo, e la «letteratura mondiale» solitamente si occupa di letteratura consacrata come grande alla prova del tempo.

Per esaminare come venga considerato Calvino nella letteratura mondiale, mi pare neccessario delineare anche il pensiero dei due comparatisti italiani più importanti.

La parola «letteratura comparata» in italiano è stata tradotta direttamente dal francese. Lo studioso italiano Benedetto Croce, in un saggio del 1903, ha tenuto un intervento piuttosto importante riguardo alla definizione della letteratura comparata.

Croce assume un atteggiamento scettico sulla letteratura comparata, essendo convinto che l’oggetto di studio è la storia della letteratura. In tale saggio, Croce propone tre tipi di definizione della letteratura comparata, sottolineando, alla fine del testo, il fatto che Koch aveva notato che la storia della letteratura tedesca era nata comparata, e così concludendo :

Dunque, la storia letteraria comparata, in questo terzo significato, è quella che considera tutti gli antecedenti dell’opera letteraria, vicini e lontani, pratici e ideali, filosofici e letterarii, legati in parole o legati in forme plastiche e figurative, ed – und so weiter. Dunque, la storia comparata è qualcosa d’inseparabile dal concetto stesso di storia letteraria. Dunque, aggiungo io, in questo terzo significato la storia comparata della letteratura è la storia intesa nel suo vero senso, come spiegazione

10 Henry H.H. Remak, Comparative Literature: Its Definition and Function, «Comparative Literature: Method and Perspective» (1961): 3.

(18)

completa dell’opera letteraria, compresa in tutte le sue relazioni, collocata nell’insieme della storia universale (e dove altrimenti potrebbe collocarsi?)11

Ultimamente, Remo Ceserani (1933-2016), uno dei maggiori studiosi di teoria e di letteratura comparata, allievo di René Wellek, in una sua opera pubblicata nel 2012 fornisce una definizione alla letteratura comparata :

Lo studio delle letterature su base non ristrettamente nazionale e sotto forma di rapporti e confronti tra le diverse tradizioni letterarie; 2) lo studio degli aspetti generali della produzione, comunicazione e ricezione della letteratura (teoria della letteratura, teoria e storia dei generi letterari, retorica e stilistica, sociologia letteraria); 3) lo studio dei rapporti fra i diversi codici della comunicazione culturale (letteratura e arti figurative, letteratura e teatro, letteratura e cinema, letteratura e musica); 4) lo studio dei rapporti tra la letteratura e il contesto culturale e della funzione della letteratura nei più ampi sistemi della comunicazione culturale (letteratura e ideologie, tradizioni nazionali e tradizioni locali, tradizioni sovranazionali, storia letteraria, multiculturalismo). 12

Interessante osservare la definizione di Remak paragonata a quella di Ceserani.

Quella di Remak va intesa in un ambito molto ampio, che comprende non solo le arti ma anche la politica, l’economia, la sociologia, la scienza e la religione. Rispetto alla definizione di Remak, i termini proposti da Ceserani riconducono relativamente la letteratura comparata all’ambito letterario ma non negano nello stesso tempo lo studio interdisciplinare. In questo senso, possiamo affermare che la definizione di Remo Ceserani si colloca tra la scuola francese e quella americana.

Tuttavia, dopo tante polemiche tra le diverse scuole, non esiste ancora un canone in comune e neanche una definizione ampiamente condivisa di letteratura comparata e letteratura mondiale. Il concetto di Weltliteratur e di letteratura comparata odierni è

11 Benedetto Croce, La Letteratura Comparata «La Critica. Rivista di Letteratura, Storia e Filosofia diretta da B.

Croce 1» (2007): 77–80. Il testo originale è stato scritto nel dicembre 1902.

12 Benvenuti e Ceserani, La letteratura nell’età globale, 51–52.

(19)

ancora un argomento che suscita molte riflessioni e polemiche, internazionali ed interdisciplinari. Il discorso di John Pizer ha illustrato il percoso di tale processo cognitivo negli ultimi due secoli:

Clearly, the world literature paradigm has undergone a number of major transformations since its inception in the 1820s. Originally conceived by Goethe as a way of signifying the creation of supranational cultural interchange through improved communication, marketing, and media networks in the wake of the Napoleonic Wars, during the first three quarters of the twentieth century world literature came to be associated with timeless masterpieces by Occidental thinkers and with “great books”

courses and textbooks designed for beginning undergraduate study. In the 1980s and 1990s, Goethe's concept has been employed by scholars who wish to challenge these canonic traditions, in spite of the term's Eurocentric roots. Today, when the very notion of a “national” literature is being called into question, “world literature” as a discursive formation can continue to play a productive heuristic role.13

L’ambito della Weltliteratur ha subito un grande mutamento, ma non esiste ancora una definizione convincente e la disciplina è ancora in via di sviluppo.

Sebbene l’epoca dell’unione nazionale e del progressivo conflitto tra paesi sia già diventata passato remoto, Goethe, in quanto fondatore riconosciuto e praticante della letteratura mondiale, non viene mai tralasciato e al suo pensiero viene riconosciuto un legittimo valore ancora oggi: la sua Weltliteratur viene discussa sempre più spesso all’interno del processo della globalizzazione.

Nei capitoli successivi, mi dedicherò a proporre le dottrine di quattro avanguardisti della letteratura mondiale contemporanea, in modo da poter illustrare un percorso principale dello sviluppo della definizione e del canone della letteratura mondiale:

questi sono Edward Said, grande studioso del XX secolo, che ha aperto una nuova pagina per la critica del post-colonialismo, David Damrosch, Franco Moretti e Gayatri

13 John Pizer, Goethe’s "World Literature" Paradigm and Contemporary Cultural Globalization, «Comparative Literature» 52.3 (2000): 213–27.

(20)

Chakravorty Spivak, questi ultimi autori di importanti opere nella loro materia.

1.2.1 Edward Said e l’egemonia culturale occidentale

In questa parte, mi soffermerò principalmente su Orientalismo (pubblicata nel 1978) di Edward Said, considerato come lo studioso che ha posto la prima pietra nel campo della critica post-coloniale.

Che cosa ha voluto dire Said con quest’opera e come mai è divenuta così diffusa e nel contempo così ampiamente criticata? Nella postfazione del libro, Said confessa il proprio stupore per il forte interesse (sia in termini negativi che positivi) suscitato dalla sua opera, che nel 1993 è diventata persino un bestseller in Svezia.

In Orientalismo, Said esamina la falsa immagine dell’Oriente che gli occidentali diffondono dal punto di vista politico - economico - storico - culturale, prendendo in considerazione le percezioni che filosofi, teorici politici, economisti e amministratori imperiali hanno dell’oriente: «nel primo capitolo ho tentato di indicare l’ambito di pensiero e di azione coperto dalla parola ‘orientalismo’, utilizzando come esempi privilegiati le esperienze francesi e inglesi del Vicino Oriente, dell’islam e del mondo arabo».14 Da tale citazione si comprende il limite del libro.

Dell’Oriente, non viene considerata la sua interezza, ma prevalentemente il solo mondo islamico e arabo e l’Occidente, d’altra parte, non viene fatto corrispondere a tutto il mondo occidentale ma è ricondotto principalmente alle esperienze francesi ed del XVIII e XIX secolo, quando appunto la Francia e l’Inghiterra erano le protagoniste principali dell’età dell’imperialismo.

Said vuole dimostrare che queste esperienze rivelano una relazione intima e nel contempo impari tra le due parti del mondo: «La natura diadica, quasi di opposizione, della distinzione di Ovest e di Est; la proiezione di forze e debolezze, reali o immaginarie, cui diede appiglio; il tipo di caratteristiche attribuite all’Oriente: tutto ciò indica l’esistenza di una partizione voluta, immaginativa e geografica, tra Ovest ed

14 Edward W. Said, Orientalismo. L’immagine europea dell’Oriente (Milano: Feltrinelli 2001), 199.

(21)

Est, destinata a permanere per secoli»15.

Nella sua introduzione al termine “orientalismo”, Said fa riferimento al punto di vista di un giornalista francese per esprimere l’errata comprensione dell’Oriente da parte del mondo occidententale, così dichiarando : «L’Oriente stesso era in un certo senso un’ invenzione dell’Occidente»16. Successivamente, lo studioso spiega come la base dell’Orientalismo sia radicata nella coscienza occidentale ed attribuisce all’Orientalismo un significato molteplice.

La prima definizione che Said utilizza per l’argomento deriva dall’interpretazione accademica: «‘Orientalismo’, o ‘orientalistica’, è l’insieme delle discipline che studiano i costumi, la letteratura, la storia dei popoli orientali, e ‘orientalista’ è chi pratica tali discipline, sia egli antropologo, sociologo, storico o filologo»17. Cioè, l’orientalismo non è una disciplina ma un insieme di discipline e un orientalista può essere qualsiasi persona che studia l’oriente.

In secondo luogo, per Said, l’Orientalismo è anche «uno stile di pensiero fondato su una distinzione sia ontologica sia epistemologica tra l’Oriente da un lato, e l’Occidente dall’atro lato»18; dunque la conoscenza di se stesso (cioè il mondo occidentale) e dell’altro (cioè l’Oriente) è in un evidente contrasto. La prima è di natura ontologica, invece quella riferita all’Oriente è di natura epistemologica: «Nel sistema del sapere intorno all’Oriente, l’Oriente è assai meno un luogo che un topos, un insieme coerente di riferimenti e caratterizzazioni, che sembra avere origine in citazioni, frammenti di testi, immagini e aspettative precostituite, variamente combinati dai singoli autori»19. L’ idea di Oriente nasce da un’impressione di contrasto. Said usa la parola «altro» per descrivere l’idea che gli occidentali hanno dell’Oriente, il quale sarebbe dunque come uno specchio; gli occidentali vi trovano un’idea di «sé» attraverso la percezione di un contrasto con l’ Altro (orientale).

15 Ibid.

16 Ivi., 11.

17 Ivi., 12.

18 Ibid.

19 Ivi., 178-179.

(22)

In altri termini, se in questo specchio l’oriente si mostra infantile, irrazionale, decaduto e «anormale», l’occidente apppare invece maturo, razionale, virtuoso e

«normale».

Per Said, infine, l’Orientalismo, dal XVIII secolo in poi, viene studiato e discusso

«come l’insieme delle istituzioni create dell’Occidente al fine di gestire le proprie relazioni con l’Oriente, gestione basata oltre che sui rapporti di forza economici, politici e militari, anche sui fattori culturali, cioè su un insieme di nozioni veritiere o fittizie sull’Oriente»20; cioè l’orientalismo, nel corso dell’età dell’imperiarismo, è divenuto un concetto del tutto occidentale, che è servito a ricostruire, controllare e dominare l’Oriente nell’ambito di quasi tutte le discipline e di tutti i metodi:

politico, sociale, militare, ideologico, scientifico e così via. Said sottolinea soprattutto come l’orientalismo sia un discorso politico: «Se in questo capitolo mi sono occupato di agenti imperiali e consiglieri politici più che di studiosi, è stato per porre in rilievo l’importante sostituzione, nell’ambito dell’orientalismo come conoscenza dell’Oriente e rapporto con esso, dell’atteggiamento accademico con un atteggiamento strutturale [...] Formalmente l’orientalista ritiene di operare in favore dell’unione di Oriente e Occidente, ma lo fa soprattutto ribadendo la supremazia tecnologica, politica e culturale dell’Occidente»21. L’orientalismo è considerato quindi come espressione del potere occidentale, che serba un lungo e complicato processo, e Said ritiene che sia suo compito rivelare tale processo: «L’orientalismo è una scuola di interpretazione il cui oggetto è per caso l’Oriente, i suoi popoli, le sue civiltà, i suoi siti geografici [...]

l’orientalismo sia fondamentalmente una dottrina politica, imposta all’Oriente a causa della minor forza di quest’ultimo, e che dell’Oriente ha cancellato ciò che era irriducibile a quella minor forza»22.

Secondo Said, esiste una stretta interdipendenza fra le tre accezioni attribuite al termine Orientalismo: quale discorso di potere, quale stile di pensiero e quale insieme di discipline accademiche. L’orientalismo, nella dottrina di Said, è un’entità che

20 Ivi., 13.

21 Ivi., 243–44.

22 Ivi., 201–2.

(23)

coinvolge campi diversi e metodi diversi.

Dopo sette anni dalla pubblicazione del libro, Said ha pubblicato un saggio intitolato Orientalism Reconsidered, nel quale viene ripreso e chiarito il suo concetto di Orientalismo:

Firstly, the changing historical and cultural relationship between Europe and Asia, a relationship with a 4000 year old history; secondly, the scientific discipline the West according to which beginning in the early 19th century specialized in the study of various Oriental cultures and traditions; and, thirdly, the ideological suppositions, images, and fantasies a currently important and politically urgent region of the world the Orient.23

Said ha diviso lo studio in due fasi principali: la prima, che va dal XVIII secolo fino alla seconda guerra mondiale, periodo in cui la Francia e l’Inghilterra hanno esercitato il loro dominio sull’Oriente, e una seconda fase che parte dalla fine della seconda guerra mondiale, quando l’America diventa una figura principale nel creare

“l’Oriente”.

Il libro si articola in tre capitoli e in dodici paragrafi :

Il campo dell’orientalismo”, traccia i confini dell’argomento, valutandone le dimensioni sia in termini di durata e di esperienze storiche, sia in termini di implicaizoni politiche e filosofiche. Il secondo, Strutture e ristrutturazioni dell’orientalismo, si propone di ricostruire lo sviluppo del moderno orientalismo per mezzo di un’ampia descrizione cronologica, e anche attraverso l’esame di un insieme di procedimenti comuni al lavoro di importanti poeti, artisti e studiosi, il terzo capitolo, l’orientalismo oggi, inizia là dove il precedente si era concluso, intorno al 1870. Fu l’epoca della grande espansione coloniale in Oriente, culminata nella seconda guerra mondiale. L’ultimo paragrafo del terzo capitolo si occupa della transizione dell’egemonia franco-britannica a qualla americana; in esso, a guisa di conclusione,

23 Edward W. Said, Orientalism Reconsidered, «Cultural Critique», 1 (1985): 89–107.

(24)

delineo la presente realtà intelletuale e sociale dell’orientalismo degli Stati Uniti.24 Nel primo capitolo, Said illustra l’ambito di pensiero e di azione coperto dall’orientalismo, che non viene indicato come una discplina accademica tradizionale, bensì connotata da un significato molto più ampio e complesso: «l’orientalismo come disciplina accademica è quella di un progressivo ampliamento delle prospettive, e non di una maggiore selettività e specializzazione, come si riscontra di solito. Orientalisti del Rinascimento come Erpenius e Giullaume Postel erano in primo luogo esperti di idiomi dei territori biblici. [...] Sino alla metà del secolo XVIII gli orientalisti furono studiosi della Bibbia e delle lingue semitiche, esperti dell’islam oppure, dopo che i gesuiti ebbero stabilito intense relazioni con l’Estremo Oriente, sinologi. [...] Entro la metà dell’Ottocento l’orientalismo era divenuto uno scrigno fatato ricolmo di ogni conoscenza»25.

Alla fine XIX secolo, l’orientalimo si presenta come disciplina sempre più in crisi perché «le ricerche archeologiche e geografiche furono favorite dall’occupazione europea dell’intero Vicino Oriente»26. Alla fine della Grande Guerra, «il punto di vista dell’orientalismo ha coinciso perfettamente con il punto di vista imperialista [...] La crisi continua tuttora».27 Dopo essersi soffermato sull’ambito dell’orientalismo, nel capitolo successivo Said rivolge l’attenzione alla «nascita, il consolidamento e l’istituzionalizzazione dell’orientalismo moderno nel contesto della situazione storica, politica, intellettuale e culturale fin verso il 1870-1880»28.

Nel Medioevo e nel Rinascimento, l’orientalismo ha finito per coincidere soprattutto con il mondo islamico, mentre nel corso di XVIII è arrivata una nuova fase ricca di considerevoli mutamenti, che si riferiscono non solo all’espansione dei territori, ma anche ad altri tre importanti fattori: «confronti storici, atteggiamento simpatetico,

24 Said, Orientalismo. L’immagine europea dell’Oriente, 33.

25 Ivi., 57.

26 Ivi., 104.

27 Ivi., 108–9.

28 Ivi., 200.

(25)

tendenza classificatoria»29. Secondo Said, da queste correnti di pensiero dipendono le strutture intelletuali e istituzionali dell’orientalismo moderno.

L’orientalismo del XVIII secolo deriva soprattutto dalle tendenze secolarizzanti della cultura europea e quindi determina l’effetto di liberare l’Oriente (soprattutto il mondo islamico) dalla ristretta prospettiva religiosa. Tale progresso non comporta il superamento dei vecchi schemi religiosi, ma costringe gli stessi a ricostituirsi in un ambito moderno. Secondo Said, la sostanza orientalista non viene mai cambiata, ma si realizza «un nuovo impulso religioso, un sovrannaturalismo naturalizzato30».31 attraverso una serie di tecniche accademiche, quali, ad esempio, la lessicografia, la grammatica, la traduzione e così via: «Gli aspetti essenziali della teoria e della prassi dell’orientalismo moderno possono essere compresi [...] come un insieme di strutture ereditate dal passato, secolarrizate, ristrutturate e risistemate sotto l’influsso di discipline come la filologia, che erano a loro volta surrogati naturalizzati, modernizzati e laicizzati del sovranaturalismo cristiano. Sotto la forma dei nuovi testi e delle nuove idee, l’Est fu adattato a tali strutture»32.

Per quando riguarda il XIX secolo, il discorso parte dall’analisi dell’idea nascosta nel romanzo Boward et Pécuchet di Flaubert di un’Europa rigenerata dall’Asia, che rispecchia, secondo Said, una nuova corrente dell’orientalismo ottocentesco: «la ricostruzione del mondo sotto la base a una visione fantastica, non di rado con l’ausilio di speciali procedimenti scientifici»33. Questa visione fantastica dell’Oriente, globale e ricostruttiva, è ereditata dal “naturalismo soprannaturale” del XVIII secolo.

Alla fine del capitolo, dopo aver indicato esempi di orientalisti e letterati settecenteschi e ottocenteschi, Said conclude: «il ruolo dei primi orientalisti, quali de Sacy, Renan e Lane, fu quello di provvedere l’Oriente, e insieme le loro stesse opere, di una mise en scène; gli orientalisti successivi, studiosi o letterati, presero saldamente

29 Ivi., 123.

30 Il pensiero del “naturalismo soprannaturalizzato” deriva dalla dottrina di M. H. Ambrams presente nella sua opera Natural supernaturalism: Tradition and Revolution in Romantic Litterature pubblicata nel 1971.

31 Said, Orientalismo. L’immagine europea dell’Oriente, 128.

32 Ivi., 125.

33 Ivi., 117.

(26)

possesso di quella scena. Ancora più tardi»34.

Nell’ultimo capitolo, l’autore si sofferma ad analizzare l’orientalismo dagli anni settanta del XIX secolo fino ad oggi, periodo in cui l’America acquisiva man mano il ruolo di protagonista dell’imperialismo, per esaminare come detto orientalismo viene ripetuto e rigenerato con una serie di repliche pressoché invariabili. .

Said divide l’orientalismo in due tipi: Orientalismo latente, cioè quello dell’inconsapevole (e certamente intoccabile) assolutismo teorico, e orientalismo manifesto, cioè un’insieme di cognizioni e ipotesi esplicitamente comunicate della vita in Oriente35.

Nell’ultimo capitolo, come parte conclusiva della tesi, Said riferisce che oggi, nonostante il realizzarsi di tanti mutamenti sia disciplinari che geografici, lo stato dell’egemonia culturale non mostra segni di miglioramento, bensì peggiora:

«L’orientalismo si è adattato con successo al nuovo imperialismo, in quanto i suoi principi fondamentali non ostacolano, anzi appoggiano, la tendenza al dominio imperiale sull’Asia».36 Ad esempio, il mondo arabo di oggi è già diventato un satellite sia dal punto di vista intelletuale e culturale che da quallo economico.

Per quanto riguarda la base teorica, Said confessa che di essere stato influenzato dalla teoria di Foucault espressa nell’opera L’archéologie du savoir e Surveiller et punir e da quella di Gramsci esposta nella sua raccolta di appunti I Quaderni del carcere. Al riguardo, il critico letterario Bart Moore-Gilbert afferma: «For Said’s early work at least, the more importante influence is probably Foucault»37.

Said introduce la nozione di “discorso” messa in luce da Foucault, per concepire e rilevare il sistema dell’orientalismo. Secondo il filosofo francese, infatti, il “discorso”

è un tipo di costruzione tramite il quale viene esercitato un potere ed esistono peraltro una serie di tecniche e procedure atte a difendere detto “discorso”. Lo studio di Foucault mira ad analizzare la funzione del “discorso”, intendendo liberare le sue

34 Ivi., 198.

35 Ivi., 204.

36 Ivi., 320.

37 Bart Moore-Gilbert, Postcolonial Theory: Contexts, Practices, Politics (London; New York: Verso, 1997), 36.

(27)

possibilità da tutte le istanze di controllo.

Said, richiamandosi a Foucault, concepisce l’orientalismo creato dal mondo occidentale come un tipo di discorso: questo si articola in una serie di meccanismi, attraverso i quali il mondo occidentale difende il suo potere nell’età dell’imperialismo e del post-imperialismo, senza mai prendere in considerazione un vero Oriente e senza mai riconoscergli quindi il giusto rispetto.

Così dichiara Bart Moore-Gilbert: «Said rejects the traditional liberal understanding of the humanities as organized round the pursuit of ‘pure’ or ‘disinterested’ knowledge.

Instead he sees such practices as deeply implicated in the operations and technologies of power, by virtue of the fact that all scholars (and artists) are subject to particular historical, cultural and institutional affiliations which are governed in the last instance by the dominant ideology and political imperatives of the society in question»38 e così afferma Said: «risulta impossibile spiegare la disciplina costante e sistematica con cui la cultura europea ha saputo trattare – e persino creare, in una certa misura – l’Oriente in campo politico, sociologico, militare, ideologico, scientifico e immaginativo dopo il tramonto dell’Illuminismo [...] in breve, a causa dell’orientalismo l’Oriente non è stato – e non è – oggetto di atti e teorie liberamente concepiti»39.

Secondo Bart, Said viene influenzato da Foucault in circa due aspetti principali:

«First of all, in its conception of what power is and how it operates [...] Secondly, Said adapts from Foucault the argument that ‘discourse’ – the medium which constitutes power and through which it is exercised – ‘constructs’ the objects of its knowledge»40.

L’altra base teorica deriva dal concetto di “egemonia culturale” espresso da Gramsci, il quale rivela le due modalità espresse dalla società borghese per affermare il potere: la «dittatura» come mezzo coercitivo del potere politico e, appunto, l’egemonia culturale imposta grazie al consenso generato dalle strutture

38 Ibid.

39 Said, Orientalismo. L’immagine europea dell’Oriente, 13.

40 Moore-Gilbert, Postcolonial Theory, 36.

(28)

accademiche o ideologiche. Secondo Gramsci, la classe operaia deve lottare contro questa egemonia e imporre nello stesso tempo il proprio potere.

Seguendo l’idea di Gramsci, Said aggiunge: «La cultura opererebbe nell’ambito della società civile, e l’influenza di idee, istituzioni e singole persone dipenderebbe non dal dominio, ma da ciò che Gramsci chiama ‘consenso’»41.

Said condivide questa teoria, ma inverte l’oggetto del discorso; per lui, il conflitto nasce dall’egemonia culturale che l’occidente realizza in opposizione con l’Oriente:

«in ogni società non totalitaria, alcune forme culturali saranno preponderanti rispetto ad altre, alcune concezioni saranno più seguite, si realizzerà cioè lo spontaneo prevalere di determinati sistemi di idee che Gramsci chiama ‘egemonia’, concetto di fondamentale importanza per comprendere la vita culturale dell’Occidente industriale.

É proprio l’egemonia, o più precisamente il risultato dell’egemonia culturale, a dare all’orientalismo la durata e la forza su cui abbiamo ora chiamato l’attenzione»42.

In altri termini, l’Orientalismo è da considerare quindi «come un modo occidentale per esercitare la propria influenza e il proprio predominio sull’Oriente»43.

Secondo Said, l’imperiarismo occidentale, nel suo riconoscimento del mondo orientale, si comporta come una forza negativa, tale che «a causa dell’orientalismo l’Oriente non è stato – e non è – oggetto di atti e teorie liberamente concepiti». Lo studio di Said si fonda sull’assunto che l’orientalismo non è un’entità naturale: «il rapporto tra Oriente e Occidente è una questione di potere, di dominio, di varie e complesse forme di egemonia»44. L’Oriente è stato orientalizzato, non solo per la sua posizione geografica, ma anche perché «è stato possibile renderlo ‘oriente’ » (nel testo sono riportati vari esampi politici, economici, culturali e letterari). Said cerca di dimostrare che l’orientalismo «non è soltanto un fatto politico riflesso passivamente dalla cultura o dalle istituzioni, né è l’insieme dei testi scritti sull’Oriente, e non è nemmeno il frutto di un preordinato disegno imperialista ‘occidentale’, destinato a

41 Said, Orientalismo. L’immagine europea dell’Oriente, 16.

42 Ibid.

43 Ivi., 13.

44 Ivi., 15.

(29)

giustificare la colonizzazione del mondo ‘oriente’, [...] L’orientalismo è dunque un fenomeno culturale e politico»45.

A questo punto occorre chiedersi: qual è il contributo e qual è il difetto che contraddistinguono l’Orientalismo come principio della critica post-modernista?

In primo luogo, l’Orientalismo di Said, come simbolo emblematico della critica post-modernista, segna la maturità e la consapevolezza del campo della critica post-coloniale e, nel contempo, stabilisce la base teorica e il modello della critica post-modernista per gli studiosi successivi. Said non è il primo studioso a introdurre questo argomento, come lui stesso ammette nel 1985: «what I said in Orientalism had been said before me by A.L. Tibawi, by Abdullah Laroui, by Anwar Abdel Malik, by Talal Asad, by S. H. Alatas, by Fanon and Césaire, by Pannikar, and Romila Thapar, all of whom had suffered the ravages of imperialism and colonialism, and who, in challenging the authority, provenance, and institutions of the science that represented them to Europe».46 Tuttavia, Said opera certamente un significativo progresso dell’argomento in vari suoi aspetti e la sua dottrina ha prodotto influenze, non solo nel campo post-coloniale, ma soprattutto per l’antropologia, la sociologia, l’Area Studies, la politica etc.

Said ha avuto molti successori, il suo pensiero ha condizionato molte pubblicazioni importanti: ad esempio, The location of culture di Homi K. Bhabha e The death of a discipline di G. C. Spivak, che sono riconosciute come la grande eredità e rigenerazione della dottrina di Said. Da ricordare anche che, nel campo accademico, Said ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti dai critici: John Storey indica che

«Edward Said shows how a western discourse on the Orient – ‘Orientalism’ – has constructed a ‘knowledge’ of the East and a body of ‘power-knowledge’ relations articulated in the interests of the ‘power’ of the West»47, mentre nel Colonial Discourse and Postcolonial Theory Williams e Chrisman dichiarano che: «It is

45 Ivi., 21.

46 Said, Orientalism Reconsidered.

47 John Storey, An Introductory Guide to Cultural Theory and Popular Culture (Athens, GA.: University of Georgia press, 1993), 93.

(30)

perhaps no exaggeration to say that Edward Said’s Orientalism, published in 1978, single-handedly inaugurates a new area of academic inquiry: colonial discourse, also referred to as colonial discourse theory or colonial discourse analysis»48.

In secondo luogo, Said, con quest’opera, ha sfidato e ha ridotto in un certo senso l’eurocentrismo e l’egemonia culturale, ribadendo nello stesso tempo il pensiero del multi-culturalismo. Egli è stato un pioniere nell’introdurre il decostruttivismo (una delle correnti principali degli anni del dopo guerra) nell’ambito della letteratura comparata, collegandosi alla teoria di Foucault e di Gramsci, ed ha così attirato l’attenzione su un importante argomento che viene tuttavia sempre negato o quantomeno trascurato. Tale punto viene anche sottolineato da Robert Young, il quale dichiara che «the appropriation of French theory by Anglo-American intellectuals as marked, and marred, by its consistent excision of the issue of Eurocentrism and its relation to colonialism. Not until Edward Said’s Orientalism(1978) did it become a significant issue for Anglo-American literary theory»49.

Said, in un certo senso, rispecchia il pensiero di Goethe che considera la letteratura come un campo di esposizione, di comunicazione e di comprensione, ma nel contempo cerca di decostruire e decentralizzare un sistema-mondo consolidato e di costruire un nuovo equilibrio imparziale.

La teoria proposta da Said, dopo molti anni di elaborazione, è diventata una disciplina a sé e la sua dottrina, incentrata soprattutto sulla riflessione intorno all’Orientalismo, sul discorso circa il rapporto tra cultura e imperialismo, sul pensiero relativo al rapporto tra gli intellettuali del terzo mondo e quelli del mondo occidentale, è diventata una corrente importante nel campo della globalizzazione, stimolando numerosissimi studiosi di critica culturale a discutere e a impegnarsi al fine di conseguire una letteratura meno inquinata, di concedere anche ai paesi emarginati il dititto di rappresentanza e di far emergere le varie opere prima trascurate.

48 Tratto da Moore-Gilbert, Postcolonial Theory, 16; Patrick Williams and Laura Chrisman, eds., Colonial Discourse and Post-Colonial Theory: A Reader. (New York: Columbia University Press, 1994), 5.

49 Tratto da Moore-Gilbert, Postcolonial Theory, 34–35; il testo originale è da Robert J. C. Young, White Mythologies, (London: Routledge, 1990), 126.

(31)

Said ha tuttavia anche un suo difetto, come sostiene James Clifford50, il quale segnala che che l’Orientalismo di Said ha principalmente due limiti genealogici. Il primo: «Said limits his attention almost exclusively to statements about the Arab Middle Est – Omitting, regretfully but firmly, the Far East, India, the Pacific, and North Africa». L’Oriente nell’Orientalismo significa quindi soprattutto Vicino e Medio Oriente (cioè il mondo islamico), mentre vengono trascurati quasi tutti gli altri paesi asiatici più lontani, ma comunque altrettanto importanti (l’India, la Cina, il Giappone ect.). Ogni paese e ogni nazione hanno la propria storia, mentre la storia e l’attualità dell’orientalismo di Said non sembrano adattarsi a tutto l’Oriente.

Ed ecco il secondo limite, inquadrato da James Clifford: «Said’s second genealogical limitation restricts the national traditions under consideration to the British and French strands, with the addition of a recent American Offspring. He is obliged to rule out Italian, Spanish, Russian, and especially German Orientalisms».

Si rileva dunque che, anche per quanto riguarda l’area metropolitana dell’Orientalismo, esiste un limite, poichè i casi di Inghiterra e Francia non possono certo essere indicativi di tutto il mondo occidentale. In conclusione, si potrebbe quindi ritenere che lo studio sviluppato da Said nel suo libro costituisce un’eccezione, non la regola.

1.2.2 Franco Moretti o l’atlante del mondo

Franco Moretti, nato nel 1950 a Sondrio, è uno studioso della letteratura europea e del romanzo; dopo gli studi e un’esperienza di insegnamento svolti in Italia, nel 1990 si è trasferito negli Stati Uniti, dove ha insegnato letteratura comparata presso la Columbia University (1990-1999) e la Stanford University (in tale sede ha fondato e tuttora dirige il Centre for study of novel e lo Stanford literary lab).

Moretti ha curato un'enciclopedia del romanzo in cinque volumi, intitolata Il Romanzo (2001-2003), corredata di numerosi articoli curati da una vasta gamma di

50 James Clifford, Review of Orientalism, «History and Theory» 19.2 (1980): 204–23.

(32)

esperti del genere provenienti da tutto il mondo.

Tra le sue pubblicazioni, si segnalano Letteratura e ideologie negli anni Trenta inglesi (1976), Signs Taken for Wonders: Essays in the Sociology of Literary Forms (1983), la raccolta di saggi L’anima e l’arpia (1986), Il romanzo di formazione (1986), Segni e stili del moderno (1987), Atlante del romanzo europeo: 1800-1900 (1997), La letteratura vista da lontano (2005) e Graphs, maps, trees: abstract models for a literary history (2005).

In questa parte, concentrerò la mia attenzione soprattutto su tre opere teoriche di Moretti, considerate tra le più importanti della letteratura comparata e della letteratura mondiale: Atlante del romanzo europeo: 1800-190051, Letteratura vista da lontano52 e Distant reading53, e su un saggio molto criticato, Conjectures on world literature (2000), nei quali lo studioso ragiona sulla forma della letteratura mondiale a proposito dell’idea della “geografia letteraria” e, nello stesso tempo, prenderò in esame anche una serie di saggi critici che confutano il pensiero di Moretti, al fine di illustrare il nucleo della dottrina morettiana della Weltliteratur.

Atlante del romanzo europeo: 1800-1900 è stato l’esordio dell’idea della geografia letteraria di Moretti. Nell’introduzione, Moretti descrive le motivazioni che l’hanno portato a creare le carte geografiche. Esse dimostrano la natura ortgebunden, legata-al-luogo, della letteratura: ogni forma viene esaminata nella sua geometria, i suoi confini, i suoi tabù spaziali e i flussi di movimento; inoltre, le carte mettono in luce la logica interna della narrazione: lo spazio semiotico, di intreccio, intorno al quale essa si auto-organizza.

«La forma letteraria apparirà così come la risultante di due forze contrarie ed egualmente importanti: una esterna ed una interna»54. Il progetto di Moretti sembra molto ambizioso, concentrandosi il suo lavoro soprattutto sulla storia e sulla geografia

51 Quest’opera è prima uscita in italiano: Franco Moretti, Atlante del romanzo europeo: 1800-1900 (Torino:

Einaudi, 1997); due anni dopo è uscita anche la versione inglese: Atlas of the European Novel, 1800-1900 (Verso, 1999).

52 Franco Moretti, La letteratura vista da lontano (Torino: Einaudi, 2005).

53 Franco Moretti, Distant Reading (Verso Books, 2013).

54 Moretti, Atlante del romanzo europeo, 7.

(33)

del romanzo come un «sistema planetario». Il metodo concepito da Moretti per osservare tale sistema è quello di proporre un altro modo di lettura: il distant reading, modalità che in realtà può intendersi come la voglia di mappare il mondo letterario.

La dottrina morettiama considera l’idea della Weltliteratur come un sistema planetario infinito. Afferma lo studioso: «Many people have read more and better than I have, of course, but still, we are talking of hundreds of languages and literature here […] Reading ‘more’ is always a good thing, but not the solution»55.

Secondo Moretti, quindi, la letteratura mondiale non è più un oggetto di lettura, ma diventa un problema che richiede un nuovo metodo di critica. L’autore pensa ad un’ipotesi più audace, un modo di lettura particolare, un paradigma per osservare la weltliteratur da lontano: appunto il distant reading.

A questo punto ci si pone la domanda: che cosa è propriamente il distant reading? Il termine proposto da Franco Moretti nasce dal contrasto con il presente modo di lettura:

il close reading (lettura ravvicinata), una forma della critica moderna basata su un’attenta analisi di ogni singolo elemento del testo letterario. Moretti vi ravvisa un problema, in quanto, se questo assicura la qualità della lettura, nello stesso tempo ne limita la quantità e la vastità. Moretti afferma :

The trouble with close reading (in all of its incarnations, from the new criticism to deconstruction) is that it necessarily depends on an extremely small canon. This may have become an unconscious and invisible premiss by now, but it is an iron one nonetheless: you invest so much in individual texts only if you think that very few of them really matter. Otherwise, it doesn’t make sense56.

Secondo Moretti, il close reading limita i lettori a un ambito ristretto, ad attenersi a poche opere classiche e, di conseguenza, induce a trascurare i romanzi.

Nella nostra vita comunque limitata, non si può avere la padronanza di tutti i libri in tutte le lingue; dunque, il problema della lettura non dovrebbe essere quello del tempo,

55 Franco Moretti, Conjectures on World Literature, «New Left Review» 1 (2000): 55.

56 Moretti, Conjectures on World Literature.

(34)

bensì quello del metodo:

And if you want to look beyond the canon (and of course, world literature will do so:

it would be absurd if it didn’t!) close reading will not do it. It’s not designed to do it, it’s designed to do the opposite. At bottom, it’s an theological exercise – very solemn treatment of very few texts taken very seriously – whereas what we really need is a little pact with the devil: we know how to read texts, now let’s learn how not to read them57.

Pur essendo consapevole del rischio che induca a perdere i dettagli del testo, il metodo del distant reading proposto da Moretti è in realtà un modo per superare il canone odierno nell’età della globalizzazione letteraria. Lo studioso, influenzato da una scuola di pensiero basata sull’economia, considera quindi il lavoro del critico come un esempio di condivisione del lavoro: cioè egli considera la letteratura mondiale come un sistema interconnesso, al pari di quello del mercato globale.

Entro tale sistema, un comparatista non può mai leggere tutti i testi nelle varie lingue originali, per cui occorre dividere il lavoro in due fasi: una che riguarda gli specialisti che adoperano il close reading, basandosi soprattutto su un’attenta analisi di ogni singolo argomento e di ogni elemento del testo e svolgendo su di essi un’analisi minuziosa, e una seconda fase, che coinvolge i ricercatori che portano avanti un processo preliminare di astrazione e di quantificazione, inteso a individuare nei testi esaminati, con uno sguardo da lontano, le interconnessioni ed anche le deformazioni comprese in uno spazio/tempo diverso. Per Moretti, il distant reading è il miglior modo per riprodurre una relazione tra analisi e sintesi, per definire una matrice utile al campo della letteratura mondiale.

La letteratura viene poi «vista da lontano», nel senso che il metodo di studio qui proposto sostituisce la lettura ravvicinata del testo [...] un processo di riduzione e astrazione e - insomma: di allontanamento – rispetto al testo nella sua concretezza

57 Ibid.

参照

関連したドキュメント

Angelico a San Marco; quarant’annni dopo l’intervento della salvezza Indagini, restauri, riflessioni, Quaderni dell’Ufficio e Laboratorio Restauri di Firenze—Polo Museale

quarant’annni dopo l’intervento della salvezza Indagini, restauri, riflessioni, Quaderni dell’Ufficio e Laboratorio Restauri di Firenze—Polo Museale della Toscana—, N.1,

[r]

Minimal symmetric operators arise naturally in boundary value problems where they represent di ff erential operators with all their defects, that is, their range is not the whole

Como la distancia en el espacio de ´orbitas se define como la distancia entre las ´orbitas dentro de la variedad de Riemann, el di´ametro de un espacio de ´orbitas bajo una

The categories of prespectra, symmetric spectra and orthogonal spec- tra each carry a cofibrantly generated, proper, topological model structure with fibrations and weak

The techniques used for studying the limit cycles that can bifurcate from the periodic orbits of a center are: Poincaré return map [2], Abelian integrals or Melnikov integrals

Transirico, “Second order elliptic equations in weighted Sobolev spaces on unbounded domains,” Rendiconti della Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL.. Memorie di