3. GUEST ARTIST SERIES
3.2. MORIMURA YASUMASA
La prima collaborazione di Miyake è quella con Morimura Yasumasa: fotografo e artista che ha dedicato la sua carriera all’autoritratto, spesso sovrapponendo la sua immagine con quella di altri noti artisti e travestendosi da personaggio di dipinti famosi o da star del cinema.
Per tutta la sua carriera Morimura si è sempre concentrato sulla realizzazione dei suoi autoritratti partendo da dipinti europei famosi (Fig. 48). L’artista ha sempre affermato di considerare l’arte occidentale più vicina e comprensibile rispetto a
2 MIYAKE, Making things, cit., p. 52.
3 MIYAKE, Pleats please, cit., p. 268.
4 Holly BRUBACH, “But is it art?” The New York Times Magazine, 17 Novembre 1996.
quella giapponese5, perché, essendo cresciuto in un periodo di innovazione culturale dovuto all’avvento della modernità dopo la Seconda Guerra Mondiale, per lui pensare all’arte, vuol dire pensare innanzitutto all’autoritratto di Van Gogh e alla Gioconda di Leonardo da Vinci, che al suo tempo erano le immagini più iconiche e rappresentative6. Nelle sue creazioni Morimura decide di diventare un veicolo attraverso il quale riuscire a ridare a queste immagini una voce: per fare ciò Morimura ha scritto dei monologhi che questi personaggi recitano. Essi parlano un linguaggio moderno, in una sorta di reinterpretazione contemporanea dei loro pensieri e vicende del passato. Sono dei personaggi storici interpretati da un uomo giapponese contemporaneo che li rappresenta nel modo in cui lui personalmente li vede; esattamente come fa Miyake che riprende stili della moda europea e li reinterpreta a suo piacimento.
È interessante l’opera “A Requiem” (2010) (Fig. 49), in cui nel negozio del padre, Morimura ha ricreato un importante avvenimento storico avvenuto nel 1945:
l’incontro tra l’ambasciatore statunitense Mac Arthur e l’imperatore Hirohito (Fig.
50), sottolineandone la rilevanza dal punto di vista politico e storico, e mettendo in luce ciò che questi due personaggi rappresentano: il simbolo dell’“occidente” che incontra il simbolo dell’“oriente”7. Interpretando entrambi i personaggi storici, Morimura riesce a entrare nei loro diversi punti di vista e a sottolinearne le differenze e le complessità. Probabilmente, l’interesse di Miyake per il lavoro di questo artista, sta proprio in questo: mostrare opinioni e punti di vista differenti senza offuscare e sottovalutare uno dei due, cercando di dare una voce a tutti attraverso le sue creazioni.
La carriera “trasformista” di Morimura lo ha portato a lavorare con Miyake e a
5 UEMATSU Yuka, “The Self-Portraits of YASUMASA MORIMURA: My Art, My Story, My Art History-An Exegesis”, in The National Museum of Art (a cura di), The Self-Portraits of YASUMASA MORIMURA: My Art, My Story, My Art History, Osaka, The National Museum of Art, 2016, cit., p.
166.
6 UEMATSU, The Self-Portraits…, cit., p. 165.
7 Ibid.
realizzare un suo autoritratto in un contesto, quello della moda, differente e nuovo rispetto a quello cui era abituato. Ha ripreso la foto di un celebre dipinto di Jean-Auguste Dominique Ingres, chiamato “La sorgente” (1856) e ha inserito al suo interno, un suo autoritratto creando un’opera che è decisamente non convenzionale (Fig. 51) e che è stata riprodotta poi, su un abito di Miyake. Nella parte superiore si vede l’immagine originale dell’opera di Ingres, ovvero la donna con le braccia alzate che sorregge una brocca d’acqua, mentre nella parte inferiore, le gambe della donna sono sormontate da una fotografia dell’artista, ricoperto da una rete rossa e con le mani giunte. Il fotomontaggio tra le due immagini, appartenenti a diversi periodi storici e aventi stili e soggetti completamente diversi, è elementare e sembra quasi superficiale, perché non si assiste a una fusione di luci e stili omogenei tra le due immagini, ma, anzi, è percepibile il contrasto tra i due soggetti che sono attaccati tra loro mediante un taglio netto delle due figure al livello del bacino, come una sorta di collage. L’opera ha lo scopo di rappresentare l’opposizione tra l’uomo e la donna, descrivendo la donna in tutto il suo splendore fisico, mentre l’uomo è avvolto da reti rosse e ha un’espressione di sofferenza. Lei è luminosa, lui è avvolto dal buio; lei porta l’acqua che è fonte di vita, lui è intrappolato e a mani giunte come in silenziosa preghiera; lei rivolge le braccia verso destra, mentre lui verso sinistra.
Inoltre, l’immagine può essere anche interpretata come una contrapposizione tra nudità e vestito, quindi tra corpo, così com’è in natura, e corpo coperto e protetto da un indumento (la rete rossa)8. Nonostante questa opposizione fisica e concettuale tra uomo e donna, si è creata comunque un’unione tra i due mediante quella sorta di “taglio” netto che, in realtà, li congiunge: le due figure sono legate tra loro e, forse, non è un caso che il punto di unione si trovi al livello delle parti intime, in un chiaro rimando a una possibile unione sessuale tra queste due figure.
Bisogna considerare quest’opera nel contesto della moda poiché questa foto è stata
8 MIYAKE, Making things, cit., p. 67.
stampata su un tessuto che poi è diventato un abito. Il taglio fa come da cintura all’abito, dividendo la parte superiore da quella inferiore, mentre l’acqua che sgorga dal vaso tenuto dalla donna diventa la manica destra del vestito. Inoltre, poiché la fotografia è stata stampata sul tessuto plissé di Miyake, le immagini risentono di questo effetto: il corpo della donna, che nell’originale appare vellutato e liscio, qui è plissettato e zigrinato, così come la rete che ricopre l’artista.
Come spiega lo stesso Morimura, la differenza principale tra arte e moda è il fatto che i dipinti e le foto sono bidimensionali (come pure un vestito su una gruccia); la moda, invece, quando è indossata, diventa tridimensionale e può dare la possibilità all’arte stessa di cambiare aspetto9.