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CAI GUO-QIANG

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3. GUEST ARTIST SERIES

3.5. CAI GUO-QIANG

Celebre per le sue opere e performance con la polvere da sparo, Cai ha vissuto per molti anni in Giappone dove ha realizzato delle spettacolari esibizioni artistiche e dove ha coniugato la tradizione cinese con quella giapponese. Per capire al meglio la filosofia di questo artista e come questa possa essere coniugata con il mondo di Miyake, si analizzeranno brevemente due sue importanti esibizioni.

La prima si chiama “Foetus Movement II: Project for Extraterrestrials No. 9” (Fig.

59, 60) e consiste nella realizzazione di una grande esplosione concentrica, al centro della quale stava l’artista seduto in meditazione. Cai era particolarmente interessato a scoprire gli effetti fisiologici e psicologici che questa esplosione avrebbero avuto su di lui e sugli spettatori che vedevano la scena da lontano. Il risultato ottenuto da Cai è il seguente: nonostante le persone che contemplavano la scena fossero molto agitate e nervose dopo l’esplosione, come se questa avesse acceso anche in loro

21 MIYAKE, Pleats please, cit., p. 304.

22 MIYAKE, Pleats please, cit., p. 312.

un’energia nuova che prima non avevano, Cai, invece, era sorprendentemente tranquillo, come in meditazione. Era come se avesse assorbito lui stesso l’energia che era appena scaturita. Cai in un’intervista dice di essersi sentito come se fosse all’inizio dell’Universo dopo lo scoppio del Big Bang, in un paragone che spiega efficacemente il significato di questa sua esibizione. Secondo l’artista, l’esplosione è una forza primordiale in grado di purificare e di ricreare qualcosa di nuovo che nasce dalla distruzione. Ecco cosa dice il critico dell’arte Kurabayashi Yasushi al riguardo: “As an explosion is sometimes compared to the Big Bang, the instance of ignition forces us to imagine a moment without time or space, an instant before they come into being23”. Secondo Kurabayashi e l’artista stesso, l’esplosione è un momento sospeso nel tempo e nello spazio: non ha nessuna dimensione, ma è in grado di creare qualcosa dopo averne distrutta un’altra. Letto in chiave filosofica, significa che questa esplosione non solo ha distrutto fisicamente tutto ciò che stava intorno a Cai, ma ha distrutto e purificato anche i sentimenti negativi dello stesso Cai e degli spettatori, in una sorta di rito catartico di gruppo.

Secondo Cai questa idea del Big Bang non ha solo una valenza spirituale, ma anche semi-scientifica: l’artista ha da sempre mostrato un grande interesse per il mondo dell’astronomia, in particolare per la ricerca su come oltrepassare il concetto di tempo e spazio per poter conoscere nuovi mondi al di là della nostra galassia. Da queste idee quasi fantascientifiche, Cai ha realizzato questa esplosione per sentirsi simbolicamente più vicino al resto dell’Universo, come se l’esplosione gli desse la possibilità di essere visto dallo spazio. Tutto diventa simbolico e allo stesso tempo artistico, perché secondo Cai, arte e spiritualità sono concetti molto vicini che hanno il potere di superare anche la scienza: “Art can trascend time and space, and achieve something that science cannot. The job of artist is to create such time/space tunnel24”. Partendo da questa concezione di arte, si può arrivare a parlare finalmente

23 Octavio ZAYA et al., (a cura di), Cai Guo Qiang, New York, Phaidon Press, 2002, “Interview”, cit., p. 14.

24 ZAYA, Cai Guo Qiang, cit., p. 17.

della sua collaborazione artistica con Miyake.

I 63 tessuti di Miyake utilizzati per l’esibizione ideata da Cai, sono stati stesi sul pavimento e dopo essere stati cosparsi di polvere da sparo, sono stati bruciati, al fine di lasciare sul tessuto le tracce delle bruciature che formano un disegno simbolico, poi stampato sui vestiti della collezione (Fig. 61, 62). Il disegno cui Cai si è ispirato è quello del drago: simbolo cinese della forza e della vita, il cui significato è sottolineato ulteriormente dall’utilizzo del fuoco come elemento di energia e potenza. La performance pubblica in cui Cai dà fuoco ai suoi draghi cosparsi di polvere da sparo, è carica di pathos e sembra quasi conferire agli spettatori stessi le qualità possedute dall’animale mitologico cinese. Anche in questo caso si può parlare di abiti che comunicano dei sentimenti agli spettatori, perché, sebbene pregni di significati simbolici, come quello della potenza che l’esibizione intende dar loro, una volta indossati mantengono sempre quel senso di rilassatezza e di piacere che solo gli abiti di Miyake possono dare. Miyake, anche durante le collaborazioni con gli artisti, non dimentica il suo studio sulla produzione di abiti che possano comunicare sentimenti ed emozioni alle persone.

Questa performance è stata realizzata esclusivamente a New York nel 1998 e il risultato finale è servito a creare la collezione. La naturalezza, che è un elemento cardine nei Pleats, please, è presente anche nella performance di Cai, che non solo ha realizzato un’esibizione teatrale unica ed originale, ma ha, poi, utilizzato il disegno dei tessuti bruciati, esattamente com’era risultato al primo tentativo, senza ulteriori prove, come motivo decorativo per realizzare la collezione con Miyake, lasciando spazio alla casualità dell’effetto bruciatura e alla spontaneità.

Secondo Miyake le esibizioni di Cai, in particolare questa, hanno un significato simbolico di distruzione e poi di rinascita di qualcosa di nuovo25 che viene purificato dal fuoco. L’idea della purificazione e della rinascita sono concetti

25 MIYAKE, Making things, cit., p. 113.

antichi e diffusi sia nella cultura giapponese, che in quella cinese, alle quali Cai e Miyake spesso si ispirano. Questo legame molto forte di Cai e Miyake con il mondo giapponese tradizionale è molto evidente nella seconda esibizione rappresentativa dell’artista. Si chiama “Returning light: The Dragon Bone” (1994) (Fig. 63) e si è tenuta a Iwaki, dove gli abitanti del piccolo paese sono stati coinvolti e convinti da Cai a realizzare una sorta di scavo archeologico per tirare fuori una vecchia barca in legno sprofondata nel mare vent’anni prima. Parte di questa barca è stata riutilizzata per creare una pagoda in legno. Il significato dell’esposizione, in un momento in cui il Giappone si preparava a diventare una potenza mondiale sulle orme di quelle “occidentali”, consiste nell’invito di Cai rivolto ai giapponesi a mantenere la loro identità autoctona e tradizionale, attraverso la quale possono creare qualcosa di nuovo, esattamente come è stato fatto con la vecchia barca che è diventata simbolicamente una pagoda: un luogo sacro. In questa esibizione ci sono ben due elementi che accomunano Cai e Miyake: entrambi vedono il proprio passato e la propria nazionalità non come un ostacolo, ma come una qualità che li può aiutare a costruire qualcosa di nuovo. In secondo luogo, come Cai ha realizzato quest’opera mediante l’aiuto di semplici paesani, così anche Miyake ha sempre avuto un particolare interesse per le persone che lavorano nei piccoli villaggi, valorizzandone la vita quotidiana e le tecniche tessili (di cui si parlerà nel capitolo dedicato alla tradizione).

Nell’ambito di questo interesse per il passato al fine di costruire qualcosa di nuovo, è significativa la realizzazione nel 2001 di un’installazione in cui Cai ha riproposto i tessuti usati nella performance del 1998 per Miyake, collegandoli tra loro a spirale in modo da formare un unico grande drago che vola verso l’alto (Fig. 64). Si assiste, quindi, a una ripresa successiva e ha una riproposta di un lavoro precedente che assume un’altra vita, ma che mantiene il suo significato originale di potenza e leggerezza fisica ed emotiva.

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