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Cristo morto fra Marta e Maria di Santi di Tito
Noriyuki Kai
【論 文】
Cristo morto fra Marta e Maria
di Santi di Tito
Cristo morto è sorretto dalla Vergine (fig.1); gli sono affianco Maria Maddalena, a sinistra (fig.2), e Marta, a destra (fig.3): la prima è in ginocchio con le braccia incrociate sul petto, con sotto il vaso di unguento, la seconda gli sostiene un braccio; in primo piano sono strumenti della passione, tre chiodi, martello e cacciachiodo...
Si tratta di una tela di Santi di Tito, quasi inedia1, esposta al Museo Diocesano d’Arte Sacra di Siena fin dalla sua inaugurazione nel 1998. Non ne conosciamo la collocazione originale, ma solo la provenienza dalla chiesa senese di San Pietro a Ovile. Tuttavia, basandoci sull’iconologia generale dell’artista, legato all’ambiente domenicano di Firenze in qualità di congregato di san Tommaso d’Aquino2, possiamo immaginare le considerazioni di carattere etico che lo motivarono nel dipingere quest’opera.
Per la compresenza di Marta e di Maria possiamo ricordare un esempio precedente dell’Angelico, pittore che partecipava, ancor più direttamente del Nostro, al pensiero domenicano: in un suo affresco nel convento di San Marco, l’Orazione nell’orto (fig.4), incontriamo appunto le due donne, sebbene la loro presenza non sia richiesta dal racconto3. Ritroviamo così Marta e Maria in altre opere di Santi di Tito: nella parte destra della Madonna del Rosario di Dicomano (fig.5), nella parte sinistra dei Santi Pietro e Giovanni che confermano la Conversione a Samaria di Città di Castello (fig.6)4, e infine in una tela dipinta probabilmente per Luigi Puccini, congregato di san Tommaso d’Aquino5, Gesù nella casa di Marta e Maria di Arezzo (fig.7), nella quale il Signore indica con la destra la prima e con la sinistra la seconda.
Tommaso d’Aquino, il santo protettore della citata Congregazione di Firenze, considerando le tre questioni intorno al rapporto fra l’azione e la contemplazione, parlando dell’episodio di Gesù nella casa di Marta e Maria6, pone l’attenzione sulla parola di Colui che riconobbe nella seconda “la parte migliore”; ma Tommaso conclude che “maius est comtemplata aliis tradere quam solum contemplari” 7.
Anche Santi di Tito, dunque, nelle sue opere, dimostra di non riconoscere due specie di umanità tra loro inconciliabili, traducendo così in immagine il precetto fondamentale dei domenicani, inserito nel momento cruciale della storia della Redenzione.
Ringrazio vivamente Barbara Tavolari dell’Opera della Metropolitana di Siena, che mi ha reso possibile fotografare il dipinto, e me ne ha dato le notizie ulteriori, e Lucia Mannini per avermi gentilmente aiutato.
Note
1 La tela è citata come opera di Santi di Tito unicamente da Alessandro Bagnoli (Musei e raccolte d’arte sacra in Toscana, a cura di Rossella Tarchi e Claudia Turrini, Firenze 2000, p.444).
2 Il 24 agosto 1568 Santi di Tito entrò a far parte della Congregazione di san Tommaso d’Aquino e il novembre del 1573 ne assunse la carica di «maggiore» (Baldinucci-Ranalli, 2, p. 538). Per le notizie sulla Congregazione vedi G. Richa, Notizie istoriche delle chiese fiorentine, Firenze 1754-1762, 7, pp. 68-80. Per la ricostruzione storica della Congregazione in rapporto all’artista vedi V. Bittarello, Santi di Tito e la Congregazione di san Tommaso d’Aquino nel quadro della religiosità fiorentina del Cinquecento, tesi di laurea, Facoltà di Lettere e
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Cristo morto fra Marta e Maria di Santi di Tito
Filosofia dell’Università di Firenze, 1976-1977. Per l’interpretazione delle sue opere secondo la teologia domenicana vedi N. Kai, Santi di Tito: bellezza e umanità, “Artista”, 2002, pp.128-143. Per le sue opere raffiguranti la Maddalena, vedi inoltre N. Kai, Due statue dipinte di Santi di Tito: la Cena in Casa di Simone il Fariseo nel Refettorio della Santissima Annunziata, “The Izura Bulletin” (Izura Institute of Art and Culture, Ibaraki University, Giappone), 11, 2004, pp.(21)-(27); N. Kai, Santi di Tito a Scandicci: La Maddalena sotto la Croce di San Giusto a Signano, “The Izura Bulletin”, 12, 2005, pp.(23)-(28).
3 Già W. Hood (Fra Angelico at San Marco, New Haven 1993, p.245) suggerisce l’equilibrio fra l’azione e la contemplazione per la compresenza di Marta e Maria.
4 L’episodio (Atti degli apostoli, 8, 14-17) non si riferisce alla presenza di Marta e di Maria.
5 R. Borghini, Il Riposo, Fiorenza 1584, p.621; il nome di Luigi Puccini compare come congregato di san Tommaso d’Aquino in Diversi obblighi de’ Fratelli per sovvenimento della fabbrica di San Tommaso, 24 novembre 1571, 29 novembre 1572, Biblioteca Moreniana, Fondo Bigazzi, 92, Ins. I, cc. 48-51, riprodotti nell’appendice della tesi di V. Bittarello, op. cit.
6 Luca, 10, 38-42.
7 Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, 2-2, q.188, a.6.
[Noriyuki Kai/ professore associato, Ibaraki University]
要旨
サンティ・ディ・ティートのカンヴァス画《死せるキリスト》(シエナ、司教区美術館、図
1〜3)については先行研究がなく1、図版掲載も今回が初出となる。しかし物語上の要請な
しに本作のキリストの左右に登場するマルタとマグダラのマリアの存在は、図像的に意味深 長である。サンティ・ディ・ティートは1568年以来、ドメニコ会の本拠地のひとつサン・マ ルコ修道院のサンティ・チーニが創設した、フィレンツェの聖トマス・アクイナス同信会の 一員であった2。そして15世紀にサン・マルコ修道院で活躍したアンジェリコには、やはり マルタとマリアが物語と無関係に登場する《オリーブ園の祈り》(図4)がある3。これらの女 性の存在はサンティ・ディ・ティートの他の二つの作品にも見られる。《ロザリオの聖母》(ディ コマーノ、サンタ・マリア聖堂、図5)、《サマリアの改宗者に堅信礼を施すペテロとヨハネ》4
(チッタ・ディ・カステッロ、市立絵画館、図6)のそれぞれ右端と左端にも、場面とは無関 係に彼女たちの姿が見られるのである。さらに、聖トマス・アクイナス同信会員ルイジ・プッ チーニのために描かれたとおぼしき《マルタとマリアの家のキリスト》(アレッツォ、司教区 美術館、図7)も5、ルカ福音書に基づき6、イエスの講話に集中するマリア(観想的生)と、
家事の必要性を説くマルタ(活動的生)とを描いており、イエスがそれぞれの手で二人の女 性を指差している。フィレンツェの同信会の守護聖人であるトマス・アクイナスは、この二 つの美徳をめぐる思索に『神学大全』の一節を費やしている。すなわち、活動が観想よりも 優るのではないか、という三つの設問に対し、まさしくこのマルタとマリアの挿話を想起し つつ、マリアがより良い方を、つまり観想的生を選んだとするイエスの言葉を反問として提 起するのである。トマスの結論は、しかし、両者の共存にある。「観想だけを行うよりも、観 想で得たものを他者に伝える(comtemplata aliis tradere)方が優れている」7。観想によって 得た救済への道を、説教という活動によって他者に伝えるという、ドメニコ会の根幹をなす この思想をサンティの作品に読みとることは決して不当ではあるまい。
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